In Meteorlar associ la natura e la cultura, fatti reali ed immaginari, elementi contrastanti che s’intrecciano su vari livelli narrativi, come hai strutturato il film?

All’inizio lo stile del film era completamente astratto; mi ci sono voluti  due anni  per completarlo, durante questo periodo ho iniziato a raccogliere delle immagini.

Come prima cosa mi sono recato sulle montagne del sud-est della Turchia perché la maggior parte del conflitto fra il PKK e le truppe turche ha luogo regolarmente proprio in queste montagne maestose e bellissime.  Sono molto affascinato dai film di altri registi sul paesaggio, per questo volevo che il paesaggio fosse una parte essenziale del film.

Col passare del tempo ho deciso che il film avrebbe dovuto avere una struttura composta di vari episodi come un film-saggio scritto da un personaggio femminile, o come una serie di registrazioni perdute e ritrovate per caso nella borsa di qualcuno. Questi diversi episodi rimandano l’uno all’altro senza costruire una struttura narrativa lineare. Volevo sperimentare tutte queste idee creando un film che lasciasse molto spazio allo spettatore e alla sua interpretazione.

 

Perché hai scelto di girare Meleorlar in bianco e nero?

 Meteorlar è il mio terzo film in bianco e nero. In termini di messa in scena, quando penso ad un soggetto di questo genere, nella mia mente vedo sempre le immagini del film in bianco e nero. Volevo dare a questo film un aspetto fuori dal tempo; quanto vediamo sarebbe potuto accadere tanto negli anni sessanta che negli anni settanta o ottanta, inoltre il bianco e nero risveglia nella mente della gente la memoria collettiva del cinema e crea una specie di disorientamento.

Penso infine che il bianco e nero contribuisca all’atmosfera particolare del film; per me il bianco e nero ha un valore quasi spirituale, ci induce a riflettere sull’ombra e sulla luce, sulle gradazioni del grigio e sulla profondità dell’immagine.

 

Nel primo capitolo del film, girato fra le montagne,  assistiamo ad una battuta di caccia allo stambecco, veramente sensazionale. Come si sono svolte le riprese in questa zona così impervia?

Lo stambecco è un animale molto bello, elegante,  ai miei occhi possiede un’energia archetipica molto particolare.

La caccia allo stambecco sulle montagne che si vedono nel film è un attività estremamente costosa ed esclusiva, riservata a degli uomini richissimi e a dei politici estremamente influenti.  Le battute di caccia durano molto, ci vogliono almeno cinque giorni per riuscire ad abbattere uno stambecco. Gli stambecchi sono degli animali molto intelligenti; è difficile vederli ed é ancora più difficile cacciarli perché scendono verso il basso delle montagne solo una volta all’anno durantel’estate e per un mese solo.

Ho filmato quasi tutte le scene di persona ad eccezione delle immagini che vediamo attraverso un binocolo.

 

Il secondo capitolo del film inizia con una sequenza quasi onirica : alle immagini degli stambecchi si sovrappongono quelle dei combattenti del PKK che scendono di notte dalla montagna tenendo delle fiaccole ardenti…

 La maggior parte di questi filmati sono anonimi. Non saprei neanche dirti se i loro autori

siano ancora in vita o meno.

Dopo avere trovato questi filmati ho deciso di creare un tipo di narrazione dove avrei potuto utilizzare le immagini che avevo girato io stesso e quelle anonime senza soluzione di continuità  creando un’ atmosfera indefintita dove found footage e immagini autoriali non si possano più distinguere le une dalle altre.

 

Nel film scegli come narratrice la voce di una donna, una scrittrice-attrice che vediamo a tratti in alcune immagini molto suggestive …

Volevo focalizzarmi  su due cose: in  primo luogo volevo fare un film sull’aspetto umano di questo conflitto, in secondo luogo –  questo è  l’elemento più importante- volevo fare un film al femminile.

La politica in Turchia é dominata esclusivamente dagli uomini, è una cosa che odio veramente. Le donne in polica esistono ma sono molto rare. Anche la nostra lingua, da un punto di vista meramente linguistico, è dominata dall’elemento maschile.

Per questa ragione gli uomini nel film si vedono in lontananza, le loro faccie sono sfocate: il primo piano è riservato alle donne!

Forse il mio è un punto di vista ingenuo ma continuo a credere che se le donne partecipassero attivamente al processo politico il dialogo e la comunicazione fra le due parti avverse sarebbe migliore.

 

Gli spazi di Meteorlar sono contrastanti: la prima e l’ultima parte del film ci immergono in un panorama naturale maestoso mentre la parte centrale del film, girata durante il coprifuoco, ci trasporta nello spazio confinato e claustrofobico di di una stanza, una casa…

 La parte centrale del film plasmata con la collaborazione della scrittrice-attrice Ebru Ojen Sahin; è lei la protagonista principale del film, il suo volto appare come un’epifania, la sua voce in off accompagna la pellicola….

I brani che sentiamo nel film sono estratti dalla suo secondo romanzo, un testo molto stano intitolato The vaccin. Il punto di partenza del libro è un fatto realmente accaduto: negli anni novanta il governo aveva imposto un certo vaccino alla popolazione. Nel romanzo questo vaccino ha delle conseguenze devastanti: le donne iniziano a mettere al mondo delle creature mostruose.

Ebru scrive letteratura underground;  il suo messaggio è fortemente politico.  Per tutte queste ragioni ho voluto includere dei brani  del suo libro in Meteorlar.

Un altro aspetto molto importante nella creazione del film è stato l’aiuto che mi ha offerto una NGO di Istambul chiamata Women’s initiative for peace; si tratta di un gruppo di donne artiste, univesitarie, registe pittrici, fotografe che operano per il dialogo e la pace con i Curdi. Alcune di loro si sono recate nelle città curde de sud-est  nel periodo più critico e la polizia le ha lasciate passare. Sono rimaste in sito per tre giorni passando molto tempo con la gente del posto ma soprattutto con le donne.

Alcune delle interviste che si vedono nel film sono state girate dalla regista Güliz Sağlam. Le ho chiesto il permesso di usarle e lei me lo ha concesso. Quete interviste sembrano così semplici ma hanno una forza ed un impatto straordinario.

Meteorlar è stato fatto quasi in modo collettivo; mi sono avvalso di varie collaborazioni per portarlo a termine e ho usato materiali alieni. L’idea di immergermi  in un archivio e di fare un film usando esclusivamente immagini girate da altri ma ha sempre affascinato molto. Questo tipo di approccio è poco comune in Turchia, il solo regista turco che lavora usando found footage vive a Berlino e si chiama Cem Kaya.

 

L’ultima parte del film è dedicata ad un episodio eccezionale: una pioggia di meteoriti nel sud-est della Turchia, come si è venuto ad aggiungere al resto del materiale?

 Assolutamente per caso. Quando ho sentito quest’informazione mi trovavo ad Istanbul. I media turchi non ne hanno quasi parlato,  per la comunità scientifica internazionale tanto in Europa che negli Stati Uniti, invece si trattava di una notizia di prim’ordine: per la prima volta dei meteoriti così grandi sono entrati nella stratosfera.

Nonostante il coprifuoco la gente ha cominciato ad adare nei campi per raccogliere i meteoriti e venderli alla Nasa o all’Università di Istanbul.

Ho deciso di recarmi su posto e lì, parlando soprattutto con gli anziani, ho capito che per la gente questo fenomeno era considerato di cattivo augurio, come una specie di punizione divina per la crudeltà e i conflitti perpetrati nella zona.

 

Come si è svolto il montaggio del film?

Ho lavorato per due anni con la mia editrice Fazilet Onat cercando di strutturare il materiale visuale in una serie di sequenze creando, nonostante gli sbalzi spazio-temporali- un insieme significante di richiami fra un blocco e l’altro.

Abbiamo continuato a filmare e a montare in parallelo, quando sentivamo che mancava qualcosa ritornavamo a filmare.  Dividendo l’insieme in cinque capitoli abbiamo poi cercato di articolare il discorso intorno a delle unità specifiche che dialogano l’una con l’altra a prescindere da una struttura narrativa lineare.

 

Quali sono le tue influenze?

 

Amo molto alcuni vecchi film, il neoreaismo italiano e alcuni documentari narrativi classici. Un’altra influenza importante per me è il cinema sperimentale degli anni 60 e 70.  Sergei Losnitza e il modo in cui lavora con il found found sono stati certamente una fonte di ispirazione per il film.

Se dovessi citare un cineasta citerei Werner Herzog e i suoi primi film che per me possiedono una strana energia cosmica. Ho scoperto Herzog relativamente tardi, dopo essermi già diplomato alla scuola di cinema, Fata Morgana, per esempio, mi ha completamente ammaliato. Herzog riusciva, quasi in modo inconscio, a creare tutto un universo con dei budget assai limitati,  integrando anche dei brani di letteratura o della poesia nei suoi film. Ammiro molto anche la precisione del lavoro di Rossellini, ho spesso pensato a lui e alla sua maniera di fare cinema durante la preparazione di Meteorlar.

 

 Potresti parlarmi della produzione del film? 

 Meteorlar è nato come un progetto amatoriale: all’inizio volevo consciamente  essere più libero e non dovere sottostare alla pressione che genera il lavoro nell’ambito di un processo di produzione ben strutturato ma il film non è stato facile da fare.

Ad un certo punto ero pronto a cestinare tutto il materiale perché le difficoltà mi sembravano insormontabili. L’invito di Meetings on the Bridge, laboratorio di co- produzione organizzato in seno all’Istanbul film festival, mi è stato di grande aiuto.

Poi, verso la fine della lavorazione del film ,ho fondato con due amici, Burak Çevik e Arda Çiltepe una casa di produzione in Olanda, era un progetto che avevamo da tempo per potere produrre i nostri film in maniera indipendente. Abbiamo potuto contare anche sul sostegno di Marc Van Goethem e di 29P Films.

Tecnicamente la produzione del film è olandese ma ci tenevo a mettere anche la Turchia fra i paesi d’origine del film perché, anche se Meteorlar è stato finanziato altrove e pur sempre stato completamente realizzato in Turchia.

 

Pensi di potere mostrare Meteorlar in Turchia?

 Tutti mi dicono che è impossibile ma io continuo ad essere un idealista e vorrei tentare la mia fortuna!

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