di Armando Andria/Ormai ci siamo, il sipario è pronto ad aprirsi, e scartabellando il denso programma di Venezia 74, il sesto curato da Alberto Barbera, tra gli oltre 150 titoli certamente ce n’è per tutti i gusti. Qualcuno dice troppi gusti, a voler significare della mancanza di una direzione, di un’identità che non sia quella blandamente filostatunitense – testimoniata, prima ancora che dai film selezionati, dalla presidenza di giuria affidata ad Annette Bening e dai Leoni alla carriera assegnati alla coppia Fonda-Redford. Staremo a vedere, per ora ci appare difficile tenere tutto dentro un discorso unico, preferiamo allora ritagliare qui una selezione dei titoli e degli autori personalmente più attesi.

Nel concorso il primo sguardo è a due grandi vecchi americani ciascuno a modo suo sempre in lotta con il sistema. Frederick Wiseman, con Ex Libris, porta l’ennesimo studio-fiume (3 ore e 17) su un luogo pubblico, stavolta la New York Public Library. Paul Schrader, cui la maturità sta regalando una prolificità in precedenza sconosciuta, dirige Ethan Hawke e Amanda Seyfried nel thriller First Reformed. Più giovani, per quanto già lanciati, Andrew Haigh (45 anni, Weekend) e Martin McDonagh (In Bruges) lasciano entrambi la Gran Bretagna per gli Usa per realizzare, rispettivamente, Lean on Pete e Three Billboards Outside Ebbing, Missouri.

Un Leone in salotto ce l’hanno già sia Darren Aronofsky, autore dal percorso diseguale ma sempre interessante, che si presenta al Lido con Mother!, segretissimo horror con protagonista Jennifer Lawrence; sia Samuel Maoz, che per la verità, dopo l’ottimo Lebanon (2009) e prima di questo Foxtrot, l’avevamo perso dai radar. Tornano in concorso anche il veterano Abdellative Kechiche,portando Mektoub, My Love: Canto Uno; e il giapponese Kore-eda con Sandome no satsujin. Mentre per Guillermo del Toro, con The Shape of Water, si tratta di una prima volta, da seguire con curiosità al pari di un altro esordio, quello dell’artista cinese Ai Weiwei, che con Human Flow mette in forma di documentario la sua ricerca politica-artistica sulla crisi mondiale dei rifugiati.

Due giovani italiani in gara si salutano con piacere: l’opera seconda Una famiglia di Sebastiano Riso (dopo Più buio di mezzanotte) e Andrea Pallaoro che torna con Hannah (protagonista Charlotte Rampling) dopo essere stato quattro anni fa in Orizzonti con Medeas.

Completano il concorso alcuni nomi forse obbligati (Clooney, Virzì, Payne, i Manetti), un recupero inatteso (Guédiguian), alcune “macchie” (Doueiri, Legrand, Thornthon) e l’emergente cinese Vivian Qu, “promossa” dalla Settimana della critica 2013.

Fuori concorso spiccano i nomi di Stephen Frears, Errol Morris (maestro del documentario che porta alla Mostra una miniserie tv ibrida tra fiction e documentario), Gianni Amelio (con un lavoro sul terremoto di Amatrice), Fernando León de Aranoa, William Friedkin (che torna agli esorcismi, stavolta con un documentario), Abel Ferrara (con un progetto su Piazza Vittorio), John Woo, Lucrecia Martel e Takeshi Kitano che chiuderà il festival.

In Orizzonti si fano notare Invisible di Pablo Giorgelli, che con Las acacias sorprese Cannes un po’ di anni fa; la Nico di Susanna Nicchiarelli; la coppia Kohei Igarashi – Damien Manivel con La nuit où j’ai nagé – Oyogisugita yoru; il nuovo film di Edoardo Winspeare, La vita in comune.

Le Giornate degli autori ospitano tra gli altri Il contagio, secondo lungometraggio di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini (Et in Terra Pax), L’equilibrio di Vincenzo Marra, Samui Song di Pen-ek Ratanaruang, autore già apprezzato a Cannes, Berlino e Locarno negli anni scorsi, l’esordio dell’attrice francese Sara Forestier con M.

Detto degli italiani Olivares, con Veleno, e della coppia Bellino-Luzi, con Il cratere, presenti nella Settimana della Critica, va sottolineato che per la prima volta ci sarà una sezione dedicata interamente alla realtà virtuale (Venice Virtual Reality): ventidue film-esperienza tra cui i progetti di Laurie Anderson (in animazione) e Tsai Ming Liang.

Dulcis in fundo i classici restaurati: come si resisterà alla tentazione di ri-vedere Novecento, Va’ e vedi, Incontri ravvicinati del terzo tipo, Deserto rosso, Zero in condotta, Due o tre cose che so di lei o Gli amanti crocifissi?

Staremo a vedere…

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