L’altra sera ci ha fatto molto piacere riconoscere il buon Ken Loach ospite in tv nientemeno che da Giovanni Floris. A parte tutto, non si può non accogliere con favore ogni forma di strategia promozionale che possa segnare un piccolo passo in più rispetto a Fazio. Certo confrontarsi in diretta con Sallusti e la Camusso su lavoro e disoccupazione non deve essere stato facile, nemmeno per uno come Ken il Rosso. Non sappiamo se i fratelli Dardenne si presterebbero mai a passerelle del genere. Di sicuro il loro recente Due giorni, una notte è molto più chiaro ed esaustivo del riassunto di mille puntate di Ballarò o di tutti gli inserti economici di La Repubblica.

Presentato a Cannes e forte della stepitosa interpretazione di Marion Cotillard, il nuovo lavoro de gli autori de Il Figlio incoraggia frammenti di associazioni mentali con lo stile di Loach. Alle prese con una storia del genere, forse il regista britannico sarebbe riuscito a proporre uno script altrettanto vibrante, coinvolgendo le macerie di quello che resta del concetto di sindacato o proletariato. I Dardenne, alienando la bella protagonista da tutto e a maggior ragione  dal supporto consolatorio dei residui dell’ideologia o dalle speranze illusorie nel welfare, hanno colto a pieno la condizione lacerata e abbandonata a se stessa di ogni lavoratore di oggi. Nella storia, Sandra è messa sulla strada dal proprio datore di lavoro. L’azienda in cui era assunta ha messo nelle condizioni i suoi colleghi di dover scegliere tra il suo licenziamento e un bonus di mille euro. La protagonista, con lo splendido volto della Cotillard, cerca disperatamente di far cambiare idea almeno a metà dei suoi compagni.

Oltre a rendere perfettamente l’idea di come ci si sia rassegnati al principio  del ricatto nel mercato del lavoro, Due giorni, una notte filma in maniera glaciale l’andamento dei rapporti  deteriorati tra gli stessi colleghi. Ormai gli effetti di una specie di competizione fredda e tra poveri divide in maniere inesorabile anche all’interno delle aziende medio piccole e gli effetti sull’anima sono devastanti.
Affidandosi ad una grande interprete come la Cotillard, i Dardenne rinunciano forse alla spontaneintà che ha caratterizzato molti giovani attori non professionisti nelle loro altre storie. Con un’artista così regale, però, guadagnano una performance che offre delle sfumature profonde e conturbanti. Ogni volta che deve supplicare l’aiuto dei suoi colleghi, la Cotillard si divide letteralmente tra umiliazione, speranza e illusione e sembra quasi voler implorare un rifiuto rapido per abbandonarsi alla fuga e ad un sonno liberatorio. Nel finale di Niente da nascondere di Haneke, Auteuil si ritirava in un riposo forzato quasi come per rimuovere il suo dramma. Le pasticche di Sandra qui sembrano solo accelerare uno stato di sonnanbulismo che il lavoro impone anche nella realtà. Se Loach nei suoi film canalizza l’energia della resistenza verso un nemico fisico sempre riconoscibile, qui sembra di assistere a un paesaggio deserto dove l’ostilità è immateriale e accerchiante. Lo stesso rapporto di Sandra con il marito è decisamente ambiguo e non si capisce mai dove il supporto di Rongione sia amore o semplice interesse. Non sappiamo se i Dardenne vogliano celebrare l’ultimo brandello di luce che resiste al buio delle nostre coscienze. La pelle della Cotillard nel finale ne risplende di un bianco accecante.

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4 commenti su “Due giorni, una notte di Jean-Pierre e Luc Dardenne

  1. dai polli di Tramaglino Renzo, passando dalla merda del Curato di Raining Stones..eppoi dall’ineffabile treu mio relator di tesi eppoipoi alla chiagnifottissima fornie, siamo ora giunti all’impagabile/inquotabile renzie, che nemmeno usa l’italiano ma scimmiotta (senza difficoltà vista la faccia) los americanos e i loro Acts..come già l’inefficace trascurabile uolter. Yes, we can (loose, anche quando sembra che le cose evolvano..in peggio e da sinistrappunto)

  2. read : Dalla chiagnifottissima fornie. Dardenne sempre all’altezza dello splendido L’enfant. Con l’età e l’esperienza forse accorceranno la distanza dall’Inarrivabile Ken! Marion, inaggettivabile e radiosa di vero bianco biancore; se non acceca, poco manca

  3. Forse è davvero questione di rapporti di forza,dato che economia e politica sono neutre alla morale. Il Denaro non puzza, è anzi misura dell’Uomo. Il nano b. non è alto nè basso, la fornera nè buona nè cattiva, renzie e montie nè di destra nè di sinistra. Nel mondo nè riformatori nè conservatori, ma ricchi e poveri, oppressi e oppressori. E Gramsci e Berlinguer (in italietta almeno) mortisepolti:(

  4. La forza del film sta propri nel fatto che i Dardenne danno quasi per scontata o superata la dimensione del confronto politico ed economico. I registi lavorano soprattutto sulla condizione umana. Quello che ne resta. Come sempre i loro film hanno una dimensione temporale tragica, Non rappresentano quello che il tempo produce sui personaggi, ma come la contingenza disorienta e segna immediatamente le loro coscienze

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