di Federico Vignali/ Howard Phillips Lovecraft aveva una visione molto funerea sul fatto che la tenuta o l’evoluzione delle nostre società potessero dipendere principalmente dal tipo di mordente o la verve delle persone più fastidiosamente socievoli.

Si può discutere a lungo su quanto i caratteri più schivi e introversi rischino a volte di subire le scelte politiche degli individui che in pubblico sono più decisi e disinvolti.
Di sicuro, nel libro Un’altra parte di mondo di Massimo Cirri si assiste in maniere lacerante al confronto diretto tra un personaggio di fama mondiale, capace di tenere comizi memorabili e un altro paurosamente timido e in grado di partecipare solo poche conversazioni prima di essere rinchiuso per oltre trent’anni e fino alla morte in una casa di cura.
Tutto il rapporto assume dei significati ancora più dolorosi e complessi se si pensa che narra del legame tra un padre e il figlio. Uno, nello specifico, è Palmiro Togliatti, capo del partito di opposizione più grande della storia e l’altro è il povero e sfortunato Aldino.
Nel ragguardevole Limonov su Adelphi, Carrère racconta oltre quarant’anni di Unione Sovietica, ma il suo punto di vista è decisamente schiacciato dalla mole ingombrante e colossale della personalità del suo protagonista. Cirri al contrario non ha molti dettagli documentati sulle vicende del figlio de il migliore. Proprio per questo nel suo tentativo di mettere insieme i pezzi o i pochi dati certi ricostruisce necessariamente un quadro storico delle vicende politiche e sociali nello sfondo affascinante e impetuoso. L’autore sceglie quasi di tenere un registro discreto e rispettoso nel descrivere il male che logorerà Aldo. Nel complesso sono pochissimi i momenti in cui si parla apertamente della patologia che comprometterà i comportamenti del protagonista. Anzi, fino alla fine si ha quasi la sensazione che l’erede di Togliatti sia turbato solo da una timidezza paralizzante più che qualche forma di schizofrenia. Di sicuro Cirri non si esime dal sopraffarci dal peso insostenibile degli eventi a cui Aldo fu esposto. Il Fascismo, la fuga in Francia, la seconda guerra mondiale, l’esilio in Russia, la separazione controversa dei genitori, il carisma del padre.

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Scarpinato diceva che i più grandi cambiamenti epocali in Italia sono stati sempre compiuti da una piccolissima minoranza. Pensandoci, gli eroi del risorgimento o la resistenza hanno dovuto far fronte a cosi tanti ostacoli e una maggioranza così ostile che è difficile pensare ad una loro vita privata. Per Palmiro Togliatti il discorso si amplifica per l’importanza del suo ruolo e il controllo incrociato che dovette subire dai fascisti e da Stalin. Aldo fu lasciato per molti anni da bambino nella scuola ufficiale dei figli dei rivoluzionari di tutto il mondo a Ivanovo. Assieme ai bambini di Mao, Tito, Dolores Ibarruri, il piccolo Togliatti passerà momenti orribili. Oltre a veder sparire in Siberia i compagni che avevano genitori all’improvviso sgraditi al sistema, vivrà momenti di abbandono insostenibili. Gli stessi che si ripeteranno probabilmente quando il padre stringerà la relazione con Nilde Iotti e lui e la mamma saranno isolati dal partito. Inciderà anche la sconvenienza della sua figura debole e impacciata che sarà sempre carne da macello per la stampa di governo. Benasayag ha scritto che nella moderna psichiatria il modello unitario dell’individuo viene ormai disintegrato e curato nei suoi funzionamenti sparsi, come se nessun punto di vista totalizzante possa comprendere il fenomeno del vivente. Questo per molti è un passo indietro, ma sicuramente avrebbe costituito un’alternativa migliore alle terapie di isolamento e oscuramento che subì Aldo. Con accenni alla dimensione storica di Grossman di Vita e destino o a quella quotidianità stordita ai tempi del massacro  di Vassalli, Cirri compie sopratutto un omaggio al sacrificio pazzesco che ogni generazione a suo modo dovette affrontare nei momenti più difficili del secolo scorso. Qualsiasi scelta privata o pubblica in quegli anni poteva costare dolori e conseguenze ora inimmaginabili. Non c’è mai una critica diretta al segretario del Pci. Nel complesso, anche se l’autore non si pronuncia nemmeno in questo, noi vediamo più che altro un’accusa velata al nostro modo di non volerci confrontare con quella la storia. Non per il fatto che ora abbiamo rinunciato a fare cambiamenti, ma sopratutto all’idea che adesso sembriamo scollegati anche solo con il valore del ricordo versop quei sacrifici. Portando alla luce tutto questo Cirri ha condotto un lavoro esemplare. Molto più complesso se vogliamo rispetto anche dell’opera degna di nota di Di paolo su Gobetti. La figura dei figli di Gramsci a cui lui solo accenna e che noi non pensavamo che nemmeno fossero esistiti è davvero disarmante.

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