Caro diario,

stasera sono riuscita finalmente ad andare al cinema: era davvero da tanto tempo che non lo facevo. Non starò qui ad elencare i noiosi motivi per cui non l’ho fatto…

Ma stasera era la sera giusta. Era mercoledì e il biglietto costa meno (e non è un dettaglio poco trascurabile in tempi di magra). Era una bella serata dopo una giornata faticosa al lavoro (e quando mai non lo è?). L’umore era un po’ nero: sarà colpa del tempo che non ha ancora capito che è quasi estate e che non siamo ai tropici!

Tiro della monetina: cinema o piscina, così domani il fisioterapista non mi brontola? Per la piscina, avrei dovuto aspettare ancora un’ora e mezza, in fondo ero stanca e affamata: il cinema mi sembrava la soluzione giusta… Al diavolo il bel fisioterapista!

Altra monetina: cinema o compiti di redazione, quelli di segreteria? Cinema, ero troppo stanca per rimettermi al computer!

Così mi sono decisa: spettacolo a orario comodo in una multisala vicino a casa: cosa volevo di più dalla vita? Top del top sarebbe stato poter scegliere il film da vedere in completa libertà, ma avevo ancora due pezzi da consegnare (ndr: due film da vedere su cui scrivere, riflettere, pensare…) e così per non essere rosa dai sensi di colpa almeno uno dei due andava “evaso” (come si direbbe in uno studio notarile).

Orario comodo? In realtà, riesco comunque a fare quasi tardi: naturalmente niente cena e neanche il tempo di comprare l’immancabile bottiglietta d’acqua con cui vado sempre al cinema! Certo vista la sala, sarebbe stata più adatta una coca cola media e una montagna di pop-corn, ma è tardi…

Scale, scale, e ancora scale per salire fino alla sala 6: sarà in soffitta? Sarà quella striminzita saletta dove se ti appoggi allo schienale non vedi lo schermo che è in basso come sul fondo di un pozzo? Dopo tutto è un film italiano, di uno sconosciuto uscito in un momento della stagione poco fortunata… Respiro di sollievo… Fortunatamente la sala è di quelle grandi accoglienti: peccato sia un po’ vuota…

Sala 6, quarto piano. Salendo è consigliato lasciare a casa i problemi quotidiani, caricarsi un sacchetto di leggerezza, un po’ di fantasia chiudere gli occhi e…

…non pensare al lavoro, agli amori che non vanno, alle case che non si trovano. Perché nei film trovano sempre case in affitto meravigliose a prezzi stracciati? Qualche sceneggiatore ha mai veramente cercato una casa in affitto per studenti in città come Roma? Credo di no… Chiudi gli occhi e la storia d’amore, la passione che lega i due protagonisti in fondo sembra credibile: lui non assomiglia certo a uno dei  quindicenni brufolosi dall’aria ancora da bambini che si trovano sull’autobus; e lei non sembra una donna quasi-trentenne… Poi pensi che lui l’11 settembre aveva appena fatto l’esame di quinta elementare… Richiudi gli occhi e non ti chiedi che ne sarà di loro, cosa si diranno con il passare del tempo, che futuro possono costruire insieme,  come faranno a uscire con gli amici dagli interessi così diversi. In fondo sono stati se stessi contro ogni pregiudizio, vivendo fino in fondo i propri sentimenti senza curarsi del giudizio altrui… L’amore vince su tutto… Poi pensi: ma lui è minorenne, poco più che bambino: lei nella realtà non sarebbe accusata di pedofilia?

E i genitori? Lui ha solo il padre e lei solo la madre: un freudiano direbbe che lui cercava la figura materna che non ha, ma lei? Fumano canne, incoraggiano anche i figli a farlo: un po’ strani sono.

Nessuna difficoltà, nessun vero problema per i due bei protagonisti… Perché sono sempre tutti così belli, perfetti nei film? Anche quelli meno belli sono così spiritosi, spigliati (bravi davvero) che in fondo risultano quasi più vincenti dei belli: ma nella vita vera? Ti lasci andare, sogni un bel tipo che ti porti ai giardinetti per baciarsi sull’altalena, che ti fa correre di notte a disegnare sugli autobus…

Riapri gli occhi: una bella passeggiata verso casa, lungotevere, la luna riflessa nel Tevere, una coppia che si bacia con passione appoggiata a una macchina… e pensi ACCIDENTI: NON HO FATTO LA SPESA, HO UNA FAME BOIA E NEL FRIGO C’È SOLO UN TOPO IMPICCATO!!

 

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One thought on “Cardiofitness e il mistero del topo suicida

  1. Cara Chiara, hai un diario che è uno spettacolo….ma sei una scrittrice in erba?!?!!? complimenti per il tuo pezzo…avvincente e spiritoso…non vedo l’ora di leggere il seguito…quandorientrando a casa dal cinema ti cucinerai al forno il topo impiccato dalla fame!!!
    Un abbraccio
    Chiara

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