di Luca Spanu/ Comando base :

procedere per sezioni, a memoria e quindi fallibilissimamente, per non perdere il filo, pur se in effetti filo percepibile e riepilogabile – teso o lento – non può esistere, quando si parli di idee, technopsicologie, scienze (trans)umane, quasi ultraumane intelligenze.

Quindi, via di seguito.

Chapter 1 (e seguenti)

Origini e scaturigini

UCLA : il docente californiano che pionieristicamente ha battezzato i primi vagiti del web si emoziona a mostrare alla camera di regia un frigoriferone di derivazione militare le cui componenti e persino l’odore hanno per lui un certo ‘je ne sais quoi’. Le lunghe dita nervose tracciano a gessetto equazioni eleganti che riassumono in pochi centrimetri traffici-dati di trilliante magnitudine.

Più oltre, un ‘ingegnere pioniere’ di corrente perdente si illumina dicendo che, come un fluido di fiume scorre intorno alla mano umana, così tutti i testi dati (o le immagini o i concetti oltre le lingue umane, dicono altri neurofisiologi) possono interrelazionarsi e richiamarsi secondo logiche hypa-testuali che sono quelle dell’universo.

Più oltre ancora, le auto che si guidano da sole hanno però tra i padri un super-prof. che si stupisce nessuno dei 200 suoi alunni stanfordiani sia arrivato a piazzarsi tra i primi 412 della classifica di ‘fine corso on line’ tra i 160.000 aspiranti. Segno e riprova che ‘superselezionato’ significa, se non essere uno studente americano e ultrabenestante, almeno avere un augusto genitore che paga la retta base di USD 60.000. Detto in altri termini, pur sfidandosi in potenza di calcolo e ragionamento (tutta a sfavore degli umani la prima e a rischio la seconda, per umani che non condividono gli insegnamenti derivanti da errori propri e a volte persino di team) : i robot hanno sempre molti padri, gli umani a volte un ‘papi’.

Chapter 4

Lato (molto) Oscuro

Il diritto all’oblio non solo in senso giuridico (per i viventi oggetto di controversia normativa dottrinale e giurisprudenziale) ma in senso assoluto ontologico (per i non viventi) NON esiste. Ce lo conferma una impietrita famiglia americana benestante di origine greca. La schiuma della Rete ha loro offerto le immagini peggiori che essere umano padre madre o sorella possano vedere.

La Rete è il Male Supremo? Come la bomba atomica, come qualsiasi arma automatica o revolver o mannaia o gas nervino, essa rete ‘non agisce ma viene agita’. Il progresso telematico consegna le chiavi del Dolore Assoluto e delle armi o delle armate alle malferme ma determinate mani di sociopatici, dementi, ex governatori americani semideficienti o imprenditori rampanti (e al loro codazzo). Giudizi di valore non si possono esprimere sul mezzo, mentre per valutare la società che esprime cotali ‘campioni della libera intrapresa’ ben altro magistero e spazio disponibile servirebbero che questo presente. Le società dei junk food (in gergo intraspecifico stranamente evoluto in food porn) si cibano di spazzatura reale o metaforica per lunghi anni : che ne sia poi vomitata una quota addosso ad alcuni incolpevoli utenti rientra tra gli effetti collaterali di questo (spesso aberrante) gioco di società, anzi di ruoli.

Chapter 5 (e seguenti)

Intelligenza convenzionale e Artificiale. Il fabuloso ‘n.8’

Ingegneri di sistema indoamericani mostrano orgogliosi splendide Pontiac a guidautomatica; e ancora più orgogliosi il robottino n.8, novello Lionello (Messi) in forma di cubo nero (non rubiko ma di sicuro non kaabico) multirotolante.

La chimica organica analitica diventa gioco tridimensionale per molti, se non per tutti in rete.

Bello, tutto ciò.

Capitoli finali

Terra, Marte, Razzi e Mazzi, Tuitti e Lazzi

Su Marte costa molto andare; più che altrettanto tornare. Il fondatore di SpaceX, giovanissimo e potente mateingegnere arricchitosi con gli algoritmi paypal e variogenere, si perplime su temi come : sarebbe bene incentivare i clienti offrendo ‘roundtrip fare’. Sarebbe meglio che i sistemi artificiali intelligenti non prendessero decisioni sulla pellaccia degli umani, soprattutto se poveri e diseredati e affamati o prossimi a diventarlo.

Il cervello macchina biochimica di potenza inusitata e magnetica iperrisonanza un (bel) giorno twitterà pensieri.

Herzog fuori scena ci (e si) delizia con battute risatine e ammicchi verso (ricambiati da)i brillanti scienziati.

In sala qualcuno si domanda (spero, forse) : è possibile porre un freno o un limite o interdetto etico e pre-tecnologico alla infinita potenza di atomo, luce, onde, interrelazioni, interessi, per un futuro magnifico e progressivo ma privo di rischi di sopraffazione o maluso?

Se fosse possibile, non sarebbe facile.

Se fosse facile, non sarebbe ‘smart’, anche per un semplice umano.

Beauty is in the eye of the beholder, potrebbe dirsi. Intelligence, no way ever (is).

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3 commenti su “Lo & Be(ho[ld]) di Werner Herzog

  1. un doc “freddo” con cui, in filigrana, penso che H. abbia voluto criticare una visione disumanizzata della tecnica.
    H. ci mostra la perfettibilità della tecnica (questo per me è il tema di fondo, come scrivi anche tu a inizio pezzo), che come nella scena dell’automobile automatica vediamo autoregolarsi tramite la messa in rete degli errori -cioè a forza di condivedere errori la macchina arriverà un giorno a non farne più. L’uomo non sarà mai così perfetto, perché sogna e ha emozioni (e ha anche un corpo che cambia, si ammala e invecchia) che lo fanno sbagliare. E i film di H. sono stati sempre storie di fallimenti grandiosi, di tentativi di realizzare progetti al limite dell’impossibile e quasi sempre economicamente inutili. La tecnica interessa H., penso, se rimane uno strumento pratico per aiutare a realizzare i pensieri dell’uomo o se aiuta l’uomo a creare nuovi mondi (su questo c’è la bellissima e divertente conversazione tra H. e un matematico indiano nel doc di H. Lezioni di cinema, in cui dice che è inutile creare algoritmi che danno conto di dimensioni oltre la terza se l’uomo può però percepire, e emozionarsi, solo nel limite delle tre dimensioni. Dice che cogliere solo con l’intelletto, come fanno i matematici, addirittura fino a 16 dimensioni non basta perché in tal caso mancherebbe comunque la percezione, cioè anche le emozioni e il corpo, essenziali peraltro nel linguaggio dell’arte che è sempre legato all’esperienza). Se la tecnica invece di aiutare l’uomo.. anzi, meglio, uscendo dall’universale quasi sempre al maschile: se la tecnica invece di aiutare le “persone” finisse per sostituirle, perché appunto votata alla infinita perfettibilità (le persone oltre che fallibili peraltro muoiono, e a meno di un gesto volontario non potendo sapere nemmeno quando..), allora il pensiero diverrebbe esso stesso solamente uno strumento per la soluzione di problemi interni al raggiungimento di una totale razionalità (cosa che l’uomo costitutivamente non è in quanto anche corpo, ovvero natura) sempre più efficiente e perfetta.. sarebbe un tipo di mondo, certo, ma non credo vicino a quello che piace ad H.. e neanche al mio. Anche perché, come ben sottintendi, la tecnica ha uno statuto politico e psicologico, cioè da una parte è finanziata dal modello capitalistico, dall’altra e spesso è governata da individui abbastanza grigi, se non mediocri, come ci mostra l’intero film, costellato di nerd, furbetti e imprenducoli. Non ci sono i grandi folli, meravigliosi e caldi, che animano i film di Herzog, e non penso sia un caso.. Penso che in questo film ci sia molta ironia. Anche la molecola creata in rete mi sembra una situazione abbastanza ironica.. cioè uno contribuisce a creare una molecola solamente giocando in rete, come se stesse in un videogioco, cioè inconsapevolmente, per caso..ma magari ho capito male.. Il film è interessante ma alla fine l’ho trovato un po’ monco e per certi versi anche un po’ scontato.. in breve per questo motivo: H. decide di andare solo alla radice della questione della tecnica, tanto che gli altri piani sono solo accennati e dunque restano in superficie, ma a me del fenomeno “internet” oltre che delle ricadute filosofiche e antropologiche, e quindi cognitive, abbastanza dibattute e note, interessa vedere anche la complessità degli effetti “collaterali”, ovvero psicologici e politici, dunque anche storici, sui comportamenti e le vite delle persone.

  2. Ironia si percepisce sì, il regista se ne giova e gioca. Quindi un buon film, ma senza dubbio freddo, senza apprezzabili sfondi metaforici o sociopolitici. Non appare la Natura, l’Uomo in lotta, ma tanti fantasmagorici Intelletti. Visione quindi parziale, sul reale attuale, anche se cerca spaziare nelle profondità del tempo e dello spazio

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