di Federico Vignali/ Javier Marias scriveva che il percorso di ogni esistenza non si compone solo dei risultati più in vista o degli obiettivi raggiunti, ma anche dell’insieme delle perdite, i rifiuti o i sogni svaniti con cui tutti dobbiamo inevitabilmente fare i conti.

Indivisibili di Edoardo De Angelis in questo senso è un film che proprio con le radici di tutti quei legami familiari, fisici e simbolici, che possono ostacolare ogni nostro possibile riscatto sociale, stabilisce un confronto intenso e incessante.

Le protagoniste Daisy e Viola sono due gemelle siamesi unite dalla nascita e apparentemente destinate ad un successo forzato e rivolto verso alcun tipo di emancipazione. Un po’ perché il mondo delle feste dei battesimi e dei compleanni in cui si esibiscono sembra sull’orlo del collasso. Un po’ perché il loro repertorio sembra funzionare più in ragione della superstizione popolare e della loro anomalia fisica che non in ragione di una libertà di espressione compiuta e gratificante.

Non è un caso che le ragazze, per andare al lavoro, compiono lo stesso percorso delle migliaia di prostitute che affollano le strade corrose e saccheggiate di Castel Volturno.

Platone e Aldo, Giovanni e Giacomo ci hanno fatto scoprire il mito della creatura perfetta a quattro mani e quattro braccia. Le due sorelle campane in questo senso sembrano vivere più dentro il mito della caverna. Come se fossero imprigionate in una realtà che offusca la miseria e la povertà spirituale in cui si trovano e non riescono a capire cosa succede fuori. Quando scoprono poi, a diciotto anni, che un’operazione può separarle, inizia un processo di allontanamento inevitabilmente traumatico che metterà in discussione soprattutto il rapporto con i valori della loro famiglia.

Dal punto di vista estetico sembra di trovarci davvero all’interno delle suggestioni del primissimo Garrone. Alcune scene sembrano girate addirittura negli stessi luoghi mutilati delle spiagge de L’imbalsamatore. Il mondo dei simboli e dell’immaginario invece appare fortemente radicato nella cultura mistico religiosa napoletana e la cosa rimanda addirittura a Capuano e al circolo dei Vesuviani. Non si può negare che il film abbia una forza propria indiscutibile che in certi momenti riesce addirittura a sconfinare nei toni di una commedia-musical riuscita. Sin dall’inizio però si ha la sensazione di vivere sotto la minaccia di un dramma carnale troppo prossimo e ingombrante che forse distorce addirittura la nostra lucidità nell’apprezzare la storia. Probabilmente De Angelis cerca una dimensione emozionale e interiore che per i temi trattati ha i contorni troppo bui e minacciosi e noi non riusciamo a calarcene dentro davvero convinti. Il regista cita palesemente Marco Ferreri chiamando come il celebre autore de La Donna Scimmia uno dei suoi personaggi. Indivisibili non era tenuto a confrontarsi con quel tipo di cinema, ma più che la critica e il cinismo nero in cui sguazzava Tognazzi temiamo che De Angelis viri più verso una drammaticità che ci fa immedesimare e parteggiare troppo per i suoi protagonisti quando invece andrebbero deplorati. Il consumismo che hanno scelto non concede alcun tipo di cambiamento e i simboli che coltivano (le reliquie, la festa per i diciotto anni) non sembra davvero affrancarli dal loro destino. Ci rendiamo conto che questi sono dettagli e la spina dorsale del film ha un’intensità che comunque travolge.

Poteva essere tutto ancora più incredibile.

Se ti è piaciuto quello che hai letto, perché non lo condividi?
  • 6
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
    6
    Shares

3 commenti su “Indivisibili di Edoardo De Angelis

  1. mi sembri combattuto, Federico, tra ammirazione, attrazione e giudizio etico, il che rende conto molto bene della forza del film

  2. ho visto ieri il film, ho avvertito anch’io un senso di minaccia. una realtà troppo distorta per essere vera, tuttavia presente negli incubi che si presentano talvolta a torturare le nostre volontà “costruttive”. un film veramente disturbante, mi ha fatto venire in mente Apocalipse now, Kurtz, la perdita di ogni legame con il mondo della “civiltà”. Lo scorrere della vita di Daisy e Viola, e dei desideri, apparentemente distanti tra le due, è ingabbiata dentro un mondo talmente osceno da apparire quasi inevitabile e l’unico possibile. Le prostitute, gli agnelli sgozzati sulla spiaggia, i falò tossici, Il prete sfruttatore e violento, il padre massacratore di anime, l’impresario demone, la madre, vittima spezzata come tutte le donne…. E’ veramente un pò troppo, e forse troppo autocompiacimento della propria capacità di sprofondarvici.
    ma e la conclusione? non saprei che dire

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.