Non si sono visti capolavori, per ora, alla Festa del cinema di Roma, ma l’avvio di questa nuova kermesse si potrebbe definire felicemente caotico. Ci sono forse troppi film e della maggior parte è difficilissimo saperne qualcosa (nel programma sono citati solo il titolo originale e il nome del regista), si fatica a capire come trovare i biglietti e capita anche che le sale delle proiezioni ufficialmente sold out siano poi mezze vuote. L’organizzazione, sicuramente, richiede di essere messa a punto. I giornalisti stranieri poi, si dice in giro, sono disperati perché riescono a vedere solo due film al giorno – è poco per una persona che lo fa di lavoro – e con quello che costa una trasferta romana magari l’anno prossimo le loro testate ci penseranno due volte prima di mandare a Roma un inviato… D’altronde lo slogan è sempre stato “una festa per il pubblico, non un festival (sottointeso: per gli addetti ai lavori)”, dunque probabilmente le incazzature dei giornalisti sono state ampiamente messe nel conto, anche se naturalmente Veltroni e Bettini, che notoriamente puntano a far stare insieme le cose più diverse e ad accontentare tutti, non lo ammetteranno mai, neanche sotto tortura.

Un risultato, tuttavia, si può già dire che è stato raggiunto: il cinema, una volta tanto, è decisamente al centro dell’attenzione mediatica e all’Auditorium, centro nevralgico della festa, si respira curiosità, stupore, persino divertimento. Sarà l’età media e la gentilezza del foltissimo personale (baristi, camerieri, addetti agli accrediti sono tutti tra i 18 e i 25), saranno le passerelle dei divi di Hollywood che poi nelle interviste non vedono l’ora di raccontare dettagliatamente le loro imprese mangerecce romane, sarà la sorpresa di vedere a Roma un autobus che si chiama “linea cinema” e che funziona veramente nonostante l’inestirpabile traffico, sarà la rassegna su Mastroianni che permette di vedere i capolavori del cinema italiano tutti insieme, sarà che quando esci dalla casa del cinema dopo una matinée ti ritrovi a Villa Borghese con il sole magnifico di ottobre (altro che Notti Bianche funestate da acquazzoni e black out)… be’ tutto questo fa venire il buonumore e a tratti persino la consapevolezza, smarrita da decenni di autodenigrazione e di piagnistei, di appartenere a una grande città che al cinema ha dato moltissimo. Naturalmente, lo sappiamo, gran parte di questa euforia e di questa indulgenza sono dovute all’effetto-novità, ma come partenza non è affatto male.

Di certo la Festa di Roma non è la soluzione a tutti gli annosi problemi del cinema italiano, ma è fuori discussione che un po’ di grandeur al cinema fa bene.

I film visti, di cui parleremo nei prossimi articoli, sono decisamente disparati per provenienza e genere. Il programma, come dicevamo, è foltissimo ed è praticamente impossibile pianificare le visioni per via del meccanismo oscuro, a ondate, che determina la disponibilità dei biglietti, quindi il fatto che abbiamo visto questi film piuttosto che altri, è da ritenersi in gran parte frutto del caso (fatalismo o crisi di stress, si sa, a Roma non c’è altra scelta).

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