di Luca M.Spanu/Il mio giornale ha uno zoccolo duro di pubblico colto, che non sopporta di essere preso in giro. Io lavoro per lo zoccolo! (Toni Servillo, as JG)

  • !!!!!Skreeeaaakkkkk!!!!!
  • Madonna quanti gabbiani!! (Anna Della Rosa a Carlo Verdone – LGB director’s cut)

Assenza è presenza (Pio XIII)

  • Your Holiness, the political sensitivity is archetypical in the Secretary of State. (Silvo Orlando, as Cardinal Voiello)
  • Soccer-mania, is archetypical in the Secretary of State! (Jude Law, as Pius the 13th)

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… a teatro, sul magico Vascello che da sempre anche il fantasmagoNico REZZA ospita : ecco risuona un brano musicale struggente armonioso, fatto di archi, tratto da La Grande Bellezza.

Giunge ora l’ora di scrivere in margine alla extended version di 174’ di essa Bellezza, alla docuintervista al regista Cercando La Grande Bellezza, ai primi 6 episodi di The Young Pope, serie-evento distopica-post-gotica (autodefinita ‘un film in 10 parti’) di  Paolo Sorrentino.

Le scene tagliate in sala per arrivare ai 144 minuti già gonfi di barocchismi e micromondi inani di alto bordo sono arricchite di mezza ora fatta talvolta di grandi momenti.

Due le scene che mi sovvengono su tutte, anzi tre.

Sulla scala presso Via Veneto Jep incontra Fanny Ardant nella parte di se stessa. Non la saluta con lo sguardo per riceverne un semplice laconico “Buona Sera” pur con occhi sognanti curioselli pronunciato, ma intavola una brevissima (sforbiciata al montaggio intrasequenza) conversazione, fatta di osservazione audace (le migliori, afferma la Fanny) ovvero una dichiarazione di folle Amore alla donna, all’ attrice, al personaggio (de La femme à coté), fortunato perché muore d’Amore, appunto.

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Su altra e più alta scalinata similAraCoeli si consuma (in molti sensi) il rapporto psycho-carnale di Romano-Verdone con Anna Della Rosa-Regina Sbarazzina Cocaina. Una scena non si sa se più ridicola o perturbante di masturbazione goffa in soffocato gridettata da ambo i lati, compiuta e definita dalle strida dei gabbiani che sorvolano e disturbano il resistibile commissionato Atto di Romano verso la Tenebrosa Lei (come in esergo riportato).

La terza scena : in una campagna (toscana o romana poco importa) Jep, Ramona il Padre di lei incontrano una molto mascolina fattorA e con lei (con rispetto parlando) si scontrano, senza quasi parola alcuna ma duramente e quasi come in sogno, grazie a un grammofono una musica una panoramica dei campi assolati e cipressi contornanti i personaggi – tutti perplessi nel confronto città-campagna emblematizzato da sguardi muti e incapaci di comprendere altra realtà che non la propria. Toni Servillo dimostra anche in altre scene qui ripristinate di sapere recitare meglio ancora senza parlare, soprattutto quando guarda incuriosito ma negligente la vita che gli scorre accanto, fasciato di lini pastello o di ‘principi di galles’ lievi e chiari a largoscacco.

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The Young Pope muovesi invece con ben altro passo e pesantezza di disegno in una claustrofobica cornice endovaticana. Una corte di cardinali e cortigiani machiavellici, pavidi, ambiziosi, disturbati, cinici, falsamente ispirati, sinceramente affascinati gli fa contorno pensando di poterlo usare per mantenere i propri privilegi o acquisirne di nuovi.

Pio XIII  attende poi rapido agisce, si insedia pronunciando una omelia di aberrante reazionaria rivendicazione (in contrasto con il rimosso onirico che in apertura ce lo mostra inneggiare alla Libertà di vivere, amare, trasgredire).

I movimenti di macchina controllati e le geometriche curate inquadrature pongono ordine apparente nel magmatico ribollire delle apparenti (innocenti, consustanziali alla carica?) eccentricità neopapaline. Fumare, dialogare umano tra gli umani della solitudine di chi non ama per tristezza e vigliaccheria, smorfieggiare narciso, restaurare sfarzi guanti cotte e manti di splendore rinascimentale e trapuntate di oro e preziosi e pregiato filo verde, rosso, bianco. Indossare la tiara di metalloro simbolo delle tre corone triregnanti in qualità di Padre dei potenti, Rettore del mondo sovrano di corpi e anime, Vicario di Cristo in terra.

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Cura estrema del vestire e Apparire mostra il Vicario dunque, conscio e rivendicante anche con parole la propria bellezza esteriore e interiore intelligenza e scaltrezza. In tuta da corsa immacolata o in cappello a larga tesa circolare bianco e giallodoro o loricato di pianete cotte soprammanti preziosi Egli mai si sveste di un eloquio diretto quanto arguto, volto a spezzare le resistenze degli oppositori o indagare le di loro debolezze (persino fin dentro le quinte del confessionale). Strepitosa la battuta del Tredicesimo, con ineffabile ghigno ‘selfrighteous’ : “I’m not profound, I’m presumptuous”(che si tratti di una inconsapevole falso-modesta confessione del Nostro Paolo?). Suo intento (suggeritamente) è prendere vendetta del primario abbandono dei genitori americani e riaffermare la infallibilità del volere papale, fino alla scomunica ‘de facto’ verso i non-pro-life, fino al‘non expedit’ pianificato a colloquio riservato con il giovane arrogante presdelcons.

Gli esterni giorno e notturni (come gli interni e i flash back) raffigurano una Roma vaticana e cittadina pulitissima e da cartolina ritoccata in digitale. Al postutto sono le scene meno efficaci del serie-film, che vive di primi e medi piani, recitazione e dialoghi.

La dimensione spirituale dell’altissimo soglio è indagata descritta e suggerita spesso attraverso sguardi allucinati, preghiere estremizzate, deliri distillati nel sudore del sogno.

La scelta di (tale) Pio di non apparire vuole indurre il mondo ad alimentare il mito ‘praesens in absentia’, non immanente quale spirito ma noto solo per intuibile e tracciato talento e carisma oscuro. Quasi fosse un Salinger o Bansky qualunque (si parva licet..:).

Domanda terminale (non finale) ora : per quale motivo recensire proprio oggi tale serievento, poco oltre il suo mezzo cammino, quale urgenza può trarre il recensore a fare ciò?

Noia, Ammirazione, Desiderio di mai finire (di scrivere, di desiderare)?

Forse solo dare tributo a un criticabile ma interessante esteta del brutto dei nostri tempi :  ipocriti, beceri, sopraffattivi, falsi sperequati e suadenti, ove solo un richiamo al Potere di emanazione divina ci si illude basti a contrastare quello della fuffa post-politica, del populismo autoritario e servo del Capitale, in nome del dio Iperconsumo e Massificazione.

Non rileva Sorrentino sia mosso dalle ben note ossessioni legate allo scorrere del tempo, al dolore legato alla incomprensione umana, al fascino onnipotente dei momenti belli o ‘ricordati’ come tali, al punto da non vedere l’ora che il momento la sensazione finisca, per essere incorniciato nella eterna contemplazione di sé (PS intervistato, in Cercando La Grande Bellezza). Nemmeno predomina la curiosità verso il clero e i suoi riti esteriori e giaculatori, pur se tale motore è sicuramente presente (ibidem, in ‘Cercando’).

Il giovane Pio13 dai bagliori or tristi or ammiccanti or d’acciaio or d’oro e di gemme nello sguardo, nei mantelli che lo catafraggono non è un antieroe, non è uno psicopatico religioso, non è (soltanto) un integralista schiavo di passioni e repressioni. Egli tiene in braccio e vezzeggia il figlio della sterile Ludivine miracolata per generazione ‘imposta alla Madonna’ dal SantoGiovinePadre : e lo chiama “..giovane Pio14..”

Egli YP è un segno dei tempi anche presenti, antitetico in apparenza alla benevola figura di Francesco (ben diverso dal poverello di Assisi già in quanto gesuita), in fondo complementare al presdelcons gaglioffo ballonaro Accorsi-fonzierenzie (di molto più simpatico nella finzione, a tutto dire).

E’ una personalità inquietante in un mondo inquieto. E apparentemente privo di senso.

Un artista del mezzo cinematografico e narrativo vive e percepisce questo stato di cose e ‘di principio’ ogni giorno che trascorre sulla terra. Deve esprimerlo, con mezzi e stili a volte datati e forzati, ma – è giusto riconoscerlo – potenti.

Là dove umano e divino si accostano e confondono anche il sovrano potere della ironia e del divertimento irriverente un poco si offuscano, ma non tolgono il piacere della visione, anche se impegnativa, a questi sei episodi dei dieci realizzati.

“..Proust.. ma dai .. è il mio autore preferito! Anche Ammanniti, però..”

“Alla mia età, una bella donna non è abbastanza” (Jep Gambardella)

Con la NòìA .. mi sono dètto ci fàccio quaccòsa di BùonO..

(Maurizio Crozza alias Paolo Sonlentino)

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