Inizia oggi la 78 edizione del Festival di Cannes, l’evento più atteso dell’anno nell’ambito cinematografico. Come d’uopo, ieri è stato steso il famoso tappeto rosso sulla scalinata del Grand Theatre Lumière, cuore pulsante della manifestazione. Tutto è ormai a punto per accogliere, durante dodici giorni, dal 12 al 24 di maggio, le delegazioni dei 22 film in concorso che saliranno i gradini sotto i flash dei numerosi fotografi, ma anche una grande folla di spettatori cinefili, di giornalisti, di professionisti del settore, accorsi da ogni parte del mondo per assistere alle proiezioni.
Quest’effervescenza è senza dubbio dovuta al fatto che Cannes ha saputo mantenere fino ad oggi intatta la sua posizione di leader del settore puntando, senza concessioni, su un cinema d’autore, al di là della mera logica del profitto commerciale. Fermo sul suo principio di escludere dalla sua selezione quei film che, destinati alle piattaforme di streaming, non avrebbero raggiunto in primo luogo le sale cinematografiche, il festival di Cannes non solo ha conservato una posizione di grande prestigio a livello mondiale ma ha anche saputo imporsi nell’importante corsa agli Oscar, come lo ha dimostrato la Palma d’oro dell’anno passato, Anora di Sean Beaker, coronato anche come miglior film dall’Academy Award. Nonostante ciò, l’attesa febbrile e gioiosa di scoprire nei prossimi giorni una selezione che si annuncia particolarmente stimolante quest’anno, è indubbiamente offuscata dagli annunci minacciosi di Trump di volere imporre delle tasse sui film non girati negli Stati Uniti, un fatto che metterebbe a soqquadro lo status quo attuale, con una serie di conseguenze difficilmente prevedibili. L’inquietudine è palpabile tra i professionisti del mercato che si dovranno confrontare nei loro prossimi incontri a Cannes anche con quest’eventualità, solo ipotetica, per il momento.
Anche quest’anno, processo di selezione è stato arduo: 2909 film provenienti da 156 paesi differenti sono stati il film visionati dal comitato di selezione del festival. Il 68% è stato realizzato da uomini e il 32% da donne. Impressionante è anche il numero di opere prime ricevute, ben 1127. Fra le pellicole della selezione ufficiale; sei, sono state realizzate da donne- un numero maggiore rispetto a quello dell’edizione precedente in cui erano solo quattro, ma ancora ben lungi dal traguardo della parità.
Al di là di queste considerazioni statistiche, la selezione di quest’anno si presenta particolarmente promettente. Segnaleremo qui 11 titoli, fra quelli che ci sembrano i più interessanti, almeno sulla carta.
Alpha di Julia Ducournau
Tre anni dopo la vittoria della Palma d’Oro con il controverso Titane, Julia Ducournau torna in concorso con Alpha, una coproduzione franco-americana che segna un ulteriore approfondimento della poetica personale della regista. Il film segue una giovane adolescente, interpretata da Mélissa Boros, alle prese con la malattia di un genitore affetto da AIDS. Ducournau affronta ancora una volta i temi a lei più cari: il fascino per la mostruosità, i legami familiari, l’odio e l’amore, trasformando il dolore e la vulnerabilità in un racconto intimo e universale. Accanto a Boros, il cast comprende Golshifteh Farahani, Tahar Rahim ed Emma Mackey, figure che amplificano la tensione emotiva del film. Sebbene la trama rimanga per ora in gran parte segreta, i produttori definiscono Alpha come “l’opera più personale e profonda” della regista, suggerendo un percorso cinematografico ancora più radicale e consapevole. Dopo Jane Campion e prima di Justine Triet, Ducournau conferma la sua posizione di rara autorità femminile nel panorama del cinema contemporaneo, consolidando una voce capace di coniugare estetica audace e introspezione emotiva.
Valeur sentimentale di Joachim Trier
Dopo il successo di Julie (in 12 capitoli) (2021), acclamato al Festival di Cannes e valso a Renate Reinsve il premio per la migliore interpretazione femminile, Joachim Trier ritorna con Valeur sentimentale. Il regista norvegese, fedele ai suoi collaboratori di lunga data, riunisce nuovamente Reinsve e il co-sceneggiatore Eskil Vogt per raccontare un dramma familiare delicato e complesso. La storia segue due sorelle che cercano di navigare il loro rapporto dopo la morte della madre, quando l’inatteso ritorno del padre Gustav — un tempo regista famoso — sconvolge la loro routine. Gustav, interpretato da Stellan Skarsgård, cerca di rilanciare la carriera cinematografica della figlia offrendo a Nora (Reinsve) il ruolo principale nel suo nuovo film. Al suo rifiuto, Gustav decide di rivolgersi a una star hollywoodiana, incarnata dalla raffinata Elle Fanning, creando un intreccio che esplora fama, ambizione e le tensioni familiari con leggerezza e profondità emotiva. Girato a Oslo durante l’estate del 2024, Valeur sentimentale conferma la sensibilità del regista nel ritrarre i legami umani, combinando drammaticità e introspezione con un controllo stilistico elegante e misurato.
The Secret Agent di Kleber Mendonça Filho
Maestro nel passare dalla cronaca (Les Bruits de Recife) al cinema di genere (Bacurau) e al saggio (Portraits fantômes), Kleber Mendonça Filho propone quest’anno un thriller politico con The Secret Agent. Ambientato nel Brasile degli anni ’70, il film segue Wagner Moura nei panni di un ex agente segreto che cerca di ricostruire la propria vita in un contesto di oppressione e sorveglianza. Tra tensione narrativa e riflessione storica, la pellicola sembra offrire uno sguardo lucido sulle vite individuali e sulle strutture di potere, confermando l’intelligenza visiva del regista.
A Simple Accident di Jafar Panahi
“Dopo un semplice incidente, gli eventi si susseguono.” Poco altro si sa al momento su A Simple Accident, undicesima regia di Jafar Panahi, noto per Taxi Teheran e Three Faces. Con Vahid Mobasheri, Mariam Afshari ed Ebrahim Azizi, il film si annuncia come un esercizio di realismo poetico, dove il quotidiano diventa lente di osservazione della società. Ogni piccolo evento apre finestre sulla condizione umana, in una narrazione calibrata che trasforma la casualità in riflessione morale e cinematografica.
Eddington di Ari Aster
In soli due lungometraggi — Hérédité e Midsommar — Ari Aster ha già definito un linguaggio riconoscibile, fondendo il cinema di genere con un’osservazione acuta delle psicologie individuali. La sua prima apparizione alla Croisette suscita grande curiosità, alimentata da un cast di primissimo piano — Joaquin Phoenix, Pedro Pascal, Emma Stone e Austin Butler — e da un contesto narrativo originale: un western horror ambientato durante la pandemia di Covid. Eddington esplora le tensioni tra sindaco e sceriffo di una piccola città del Nuovo Messico, con uno sguardo attento alle dinamiche di potere e al senso di isolamento, promettendo un cinema sospeso tra tradizione e sperimentazione visiva.
Resurrection di Bi Gan
A sette anni dal suggestivo Un grand voyage vers la nuit, Bi Gan ritorna con Resurrection, un’opera che intreccia romanticismo post-apocalittico e memoria storica. La vicenda di una donna e un cyborg si sviluppa come metafora dei frammenti della storia cinese, mentre la regia privilegia il tempo dilatato, i piani sequenza contemplativi e atmosfere sospese tra sogno e realtà. La presenza di Shu Qi, protagonista iconica di Millennium Mambo, arricchisce la profondità emotiva del film, suggellando il dialogo tra cinema d’autore e grande tradizione asiatica.
The Mastermind di Kelly Reichardt
Dopo Wendy e Lucy (Un certain regard, 2008) e Showing Up (2022), Kelly Reichardt torna alla Croisette in concorso ufficiale. Conosciuta per il minimalismo poetico e la capacità di scandagliare i rapporti umani attraverso piccoli gesti e dettagli, la regista propone in The Mastermind una storia di introspezione interpretata da Josh O’Connor, già apprezzato in La Chimère e Challengers. Il film sembra puntare sulla sottilità delle relazioni e sulle tensioni interiori, confermando Reichardt come una voce essenziale del cinema americano contemporaneo.
La Petite Dernière di Hafsia Herzi
Hafsia Herzi torna alla Croisette per la terza volta con La Petite Dernière, che racconta il percorso di una giovane donna dalla periferia verso la vita universitaria parigina, in bilico tra tradizione e desideri emergenti. La regia, già evidente in Tu mérites un amour e Bonne mère, privilegia la delicatezza dei gesti e dello sguardo, trasformando le contraddizioni quotidiane in riflessione poetica e intima. Il film suggerisce un dialogo sottile tra libertà individuale e legami culturali, promettendo una presenza elegante e sensibile nel panorama della 78ª edizione.
Nouvelle Vague di Richard Linklater
A quasi vent’anni da Fast Food Nation, Richard Linklater ritorna in concorso ufficiale con Nouvelle Vague, omaggio a Jean-Luc Godard e alla rivoluzione della Nouvelle Vague francese. Il film ricostruisce la produzione di À bout de souffle, osservando i momenti di creazione, gli errori e le intuizioni che hanno segnato il capolavoro. La selezione coincide con il trentacinquesimo anniversario dell’omonimo film di Godard, aggiungendo una dimensione storica e critica che amplifica la lettura del progetto di Linklater.
Sirât di Oliver Laxe
Oliver Laxe, premiato a Un certain regard con Viendra le feu, debutta in concorso ufficiale con Sirât. Il film segue un padre (Sergi López) e il figlio attraverso le montagne marocchine, alla ricerca della figlia e sorella scomparsa, immersi nell’universo della musica elettronica e delle raves. La regia intreccia paesaggio, corpo e suono in un racconto sensoriale e intimista, trasformando l’avventura e la ricerca in un’esperienza cinematografica totalizzante.
Jeunes mères di Luc e Jean-Pierre Dardenne
Dopo due Palme d’oro — Rosetta (1999) e L’Enfant (2004) — i fratelli Dardenne tornano con il loro primo film corale, Jeunes mères. La pellicola affronta la maternità adolescenziale con la precisione psicologica e la densità emotiva che caratterizzano il loro cinema. La prima anteprima suggerisce un film intenso, capace di unire realismo sociale e introspezione emotiva, confermando i Dardenne come maestri nel trasformare storie quotidiane in riflessioni profonde sulla condizione umana e sulle responsabilità collettive.
