Kristina Grozeva e Petar Valchanov, i due registi bulgari autori di Black Money for White Nights, collaborano da molti anni. Li ho incontrati a Karlovy Vary, dove abbiamo avuto modo di parlare del loro metodo di lavoro e del modo in cui il film ha preso forma. Anche durante l’intervista si completavano a vicenda, con calore e ironia.

Lo scorso dicembre ho avuto modo di vedere un estratto del vostro film all’Agora Works in Progress del Festival di Salonicco. Avevate presentato la scena iniziale di Black Money for White Nights, che aveva immediatamente attirato l’attenzione del pubblico. Da allora ero curiosa di scoprire cosa sarebbe successo a Marina e Gosha, la coppia di mezza età al centro della storia. Black Money for White Nights è un film costruito con grande precisione, ricco di situazioni imprevedibili, dialoghi brillanti e un andamento narrativo molto dinamico. Come lavorate insieme, in quanto coppia, durante la scrittura di un film?

Petar Valchanov: Mi è molto difficile rispondere a questa domanda perché, in realtà, non ci chiediamo mai come lavoriamo insieme. Per me è qualcosa di assolutamente naturale. Lavorare con Kristina è facile e piacevole. Semplicemente, non riesco a immaginarmi di lavorare da solo, soprattutto perché non sono sicuro che sarebbe altrettanto interessante, divertente e spontaneo. Per me è qualcosa che mi viene spontaneamente.

In qualche modo dividete i compiti durante la realizzazione di un film?

Petar Valchanov: All’inizio della nostra collaborazione, a volte ci dividevamo i compiti. Per esempio, Kristina si occupava soprattutto della scrittura e del lavoro con gli attori, mentre io seguivo di più la fotografia e il montaggio. Ma, dopo tanti anni di collaborazione, ormai scambiamo spesso i nostri ruoli sul set. A volte uno di noi dice qualcosa agli attori e, dieci minuti dopo, l’altro arriva e dice loro esattamente il contrario! (Ride.)

Petar Valchanov: A volte ci provochiamo a vicenda…

Kristina Grozeva: Sì, lo facciamo apposta! (Ride.)

Petar Valchanov: Il processo di scrittura è un po’ come una partita di ping-pong, ed è molto divertente. In primo luogo passiamo molto tempo a lavorare sull’idea. Ci lavoriamo sopra e vediamo se, dopo due o tre mesi, continua ancora ad interessarci.

Kristina Grozeva: E ovviamente litighiamo pure!

Petar Valchanov: A volte cominciamo a scrivere una storia e una trama, per poi renderci conto che quell’idea non è abbastanza buona. Tuttavia, arriva sempre un momento, nel corso di queste discussioni interminabili, in cui cominciamo a prendere appunti o a registrare le nostre idee e poi a costruire una sorta di schema, con i diversi punti e le varie scene. Dopo tutto questo, avere una scadenza è sempre utile! Perché senza una scadenza, questo processo potrebbe andare avanti per sempre. (Ride.)

Più precisamente, qual è stata l’idea iniziale da cui è nata questa storia?

Petar Valchanov: È stata un’idea che è emersa mentre scrivevamo il nostro film precedente, Glory (2016). Abbiamo lavorato alla sceneggiatura insieme a Decho Taralezhkov, che era il terzo membro del nostro gruppo di sceneggiatori. Durante la scrittura di Glory abbiamo cominciato a chiederci: cosa succederebbe se il protagonista non fosse solo? E se avesse una famiglia? In questo modo è nata l’idea di un’altra storia.

Poi ci siamo presi una piccola pausa, per vedere dove avrebbe potuto portarci quell’idea, e a un certo punto ci siamo ricordati di un proverbio bulgaro: “Metti da parte i soldi per i giorni neri”, che significa che quando lavori dovresti riuscire a mettere qualcosa da parte. A quel punto abbiamo pensato: e se invertissimo l’ordine delle parole “nero” e “bianco”? Black Money for White Nights! Improvvisamente abbiamo visto davanti a noi il film e i suoi personaggi. Direi che, questa volta, l’idea del film è nata dal titolo! A volte succede esattamente il contrario: durante la scrittura cambiamo il titolo molte volte.

Per questo film abbiamo dedicato parecchio tempo al treatment. Ne abbiamo scritto una prima versione e l’abbiamo presentata agli Sofia Meetings. Dopo aver ricevuto dei riscontri molto positivi da alcuni script doctor e consulenti, ci siamo detti: “Bene! Quest’idea può funzionare, quindi, appena avremo un po’ di tempo, dobbiamo provarci”.

L’occasione è arrivata durante il periodo del Covid. Eravamo isolati in una casa in campagna e abbiamo scoperto che era stata prorogata la scadenza del programma del Centro Nazionale del Cinema bulgaro dedicato ai film low budget. Abbiamo pensato che potevamo provare a scrivere questa sceneggiatura. Avevamo soltanto quattro settimane di tempo per farlo.

Ci siamo dedicati esclusivamente alla sceneggiatura e sono state delle settimane molto produttive, perché avevamo già il treatment e potevamo quindi svilupparlo facilmente e con grande libertà. A quel punto la storia ha cominciato quasi a prendere forma da sola. Tutto sembrava incastrarsi: la trama, i personaggi, gli eventi e le reazioni a catena dei protagonisti.

Ovviamente ci è voluto un po’ di tempo per lasciare che tutto sedimentasse e ripensare ad alcune cose. Alla fine, però, la sceneggiatura ha cominciato a prendere forma e siamo rimasti soddisfatti della prima stesura. Per questo abbiamo presentato la nostra domanda al Centro Nazionale del Cinema bulgaro e alla fine il progetto ha ottenuto il finanziamento.

All’improvviso ci siamo resi conto che dovevamo davvero girare il film! Il processo di scrittura, però, è continuato anche durante le riprese. Abbiamo riscritto parecchio la storia, sopratutto tenendo conto degli attori. Anche il montaggio è stato determinante. Abbiamo inoltre ricevuto un grande sostegno dai nostri coproduttori, che vorrei ringraziare.

Il montatore del film è il pluripremiato Giorgos Mavropsaridis. Come è nata questa collaborazione?

Petar Valchanov: Avevamo già lavorato con Giorgos Mavropsaridis nel nostro film precedente. Il suo contributo è stato fondamentale fin dalla fase di scrittura e ha influenzato significativamente lo sviluppo della sceneggiatura, perché Mavropsaridis non è soltanto un grande montatore, ma anche un grande artista. Gli vogliamo molto bene e speriamo di poter lavorare di nuovo con lui.

Seguendo i suoi consigli, abbiamo riscritto alcune scene e aggiunto dei dialoghi. Durante il montaggio abbiamo persino creato alcune nuove scene e successivamente girato del materiale aggiuntivo. Alla fine eravamo tutti molto soddisfatti del risultato.

Black Money for White Nights comincia come una commedia, ma diventa progressivamente più cupo. Al tempo stesso, è anche una bellissima storia d’amore, con tutte le difficoltà e le sfide che può affrontare una relazione durata un’intera vita. Al di là della commedia nera e della sua dimensione amorosa, il film contiene anche una dura critica alla situazione politica e sociale del vostro Paese. Come avete combinato tutti questi diversi aspetti?

Kristina Grozeva: Per noi era molto importante costruire una storia articolata su diversi livelli e dimensioni. Speriamo di esserci riusciti, perché trovare un equilibrio tra tutti questi temi e le diverse sfumature emotive è stato davvero difficile.

Petar Valchanov: Abbiamo cercato di creare personaggi complessi e contraddittori, capaci allo stesso tempo di amare e di essere teneri, ma anche corrotti e manipolatori. La corruzione è al centro del film, ma per noi era importante non limitarla alla sua dimensione sociale e politica. Volevamo andare oltre e mostrare il modo in cui la corruzione finisce per permeare la personalità delle persone, come si insinua nei loro matrimoni, nei loro sogni e negli aspetti più intimi della loro vita.

Ci sono molti momenti nel film che fanno sorridere, ma il riso è sempre venato di amarezza. Avete fatto anche una scelta molto coraggiosa: fin dall’inizio non cercate di conquistare la simpatia del pubblico per i due protagonisti, presentandoli come personaggi particolarmente amabili. Eppure rimaniamo al loro fianco, anche quando facciamo fatica a considerarli simpatici. Credo che gran parte della forza di questi due personaggi sia dovuta anche agli straordinari interpreti che li incarnano, Tanya Shahova e Ivan Savov. Potete dirci qualcosa di più su di loro?

Petar Valchanov: Li conosciamo da molto tempo. Avevamo già lavorato con entrambi in film precedenti e li avevamo già in mente quando scrivevamo la sceneggiatura. Nonostante questo, abbiamo chiesto a entrambi di partecipare al casting. Alla fine, dopo l’ultima fase delle selezioni, abbiamo scelto entrambi. Inoltre, loro si conoscono da moltissimi anni. Erano compagni di scuola, si sono diplomati insieme e hanno persino recitato insieme nel ruolo di Romeo e Giulietta! Sono quasi come una famiglia, sono molto legati.

Durante le riprese, li lasciavamo semplicemente preparare insieme la prima colazione. Tutto questo ci ha aiutato moltissimo, perché praticamente non abbiamo avuto bisogno di dirigerli. La loro presenza è stata un vero regalo per il film.

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