
Migliaia di occhi di adulti insonnoliti affascinati dalla piccola storia d’amore animata di due bambini: così potremmo riassumere l’affollata proiezione mattutina di Ponyo on the cliff by the sea, film in concorso e ultima meraviglia del maestro giapponese dell’animazione, classe 1941 laureato in Scienze politiche ed Economiche, Hayao Miyazaki. Dopo l’Orso d’Oro di Berlino 2002 e l’Oscar del 2003 (miglior film d’animazione) per La città incantata, dopo il Leone d’Oro alla carriera tributato dalla Mostra nel 2005 a Venezia, il maestro continua a regalare emozioni e raccogliere fiumi di applausi.
Lo spettacolo dei 170.000 nuovi disegni dello Studio Ghibli (fondato da Miyazaki nel 1985) inizia con una sequenza mozzafiato negli abissi marini: un’ouverture sublime e coloratissima che popola lo schermo di ogni sorta di creature marine. Ponyo, pesciolina rossa dal volto umano, nuota via dalla sua casa negli abissi, racchiusa dentro una bolla d’aria, usa le meduse come ascensori per arrivare infine in superficie. Ha voglia di scoprire altri mondi e per primo, ovviamente, conoscerà quello degli umani. Ponyo incontrerà Sosuke, bambino/fanciullino di cinque anni, se ne innamorerà e da quel momento desidererà una cosa sola: avere sembianze umane, diventare bambina anche lei. Userà tutta la forza di cui è capace, sconvolgerà per un po’ la serenità naturale della comprensiva madre Gran Mamare e lo farà al punto di rischiare lo sconvolgimento definitivo degli equilibri di terra, acqua e cielo. Quando un pesce desidera avere sembianze umane ci sarà uno Tsunami, così dice la leggenda, la luna rischierà di impattare sulla Terra, e la catastrofe che incombe potrà essere evitata in maniera definitiva solo se il piccolo Sosuke sarà disposto ad accettare Ponyo nella sua vera natura di bambina-pesce.
Un nuovo capitolo, per Miyazaki, sullo scontro e la convivenza tra uomo-natura, un lavoro liberamente ispirato alla fiaba de La sirenetta di Andersen nella quale i destini dell’umanità sono affidati alla purezza dei bambini. Un’animazione curiosamente senza cattivi, dove l’unico che potrebbe esser definito tale (il padre di Ponyo) è un uomo che ha rifiutato l’umanità e risalendo la discendenza biologica ha scelto di tornare ad essere un pesce.
Magari non vedremo in giro diari e cartelle di Ponyo all’apertura delle scuole, ma, e questo è importante, la qualità dei film di questo autore straordinario che abbiamo tutti incosapevolemte ammirato da bambini attraverso la saga di Lupin, di Conan e di Lara, lascia ben sperare di poter vedere il film in sala indipendentemente dall’esito del concorso.
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