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diari
15 October 2006

Festa di Roma 2006: cominciamo bene

di Giovanna Quercia

Non si sono visti capolavori, per ora, alla Festa del cinema di Roma, ma l’avvio di questa nuova kermesse si potrebbe definire felicemente caotico. Ci sono forse troppi film e della maggior parte è difficilissimo saperne qualcosa (nel programma sono citati solo il titolo originale e il nome del regista), si fatica a capire come trovare i biglietti e capita anche che le sale delle proiezioni ufficialmente sold out siano poi mezze vuote. L’organizzazione, sicuramente, richiede di essere messa a punto. I giornalisti stranieri poi, si dice in giro, sono disperati perché riescono a vedere solo due film al giorno - è poco per una persona che lo fa di lavoro – e con quello che costa una trasferta romana magari l’anno prossimo le loro testate ci penseranno due volte prima di mandare a Roma un inviato… D’altronde lo slogan è sempre stato “una festa per il pubblico, non un festival (sottointeso: per gli addetti ai lavori)”, dunque probabilmente le incazzature dei giornalisti sono state ampiamente messe nel conto, anche se naturalmente Veltroni e Bettini, che notoriamente puntano a far stare insieme le cose più diverse e ad accontentare tutti, non lo ammetteranno mai, neanche sotto tortura.

Un risultato, tuttavia, si può già dire che è stato raggiunto: il cinema, una volta tanto, è decisamente al centro dell’attenzione mediatica e all’Auditorium, centro nevralgico della festa, si respira curiosità, stupore, persino divertimento. Sarà l’età media e la gentilezza del foltissimo personale (baristi, camerieri, addetti agli accrediti sono tutti tra i 18 e i 25), saranno le passerelle dei divi di Hollywood che poi nelle interviste non vedono l’ora di raccontare dettagliatamente le loro imprese mangerecce romane, sarà la sorpresa di vedere a Roma un autobus che si chiama “linea cinema” e che funziona veramente nonostante l’inestirpabile traffico, sarà la rassegna su Mastroianni che permette di vedere i capolavori del cinema italiano tutti insieme, sarà che quando esci dalla casa del cinema dopo una matinée ti ritrovi a Villa Borghese con il sole magnifico di ottobre (altro che Notti Bianche funestate da acquazzoni e black out)… be’ tutto questo fa venire il buonumore e a tratti persino la consapevolezza, smarrita da decenni di autodenigrazione e di piagnistei, di appartenere a una grande città che al cinema ha dato moltissimo. Naturalmente, lo sappiamo, gran parte di questa euforia e di questa indulgenza sono dovute all’effetto-novità, ma come partenza non è affatto male.

Di certo la Festa di Roma non è la soluzione a tutti gli annosi problemi del cinema italiano, ma è fuori discussione che un po’ di grandeur al cinema fa bene.

I film visti, di cui parleremo nei prossimi articoli, sono decisamente disparati per provenienza e genere. Il programma, come dicevamo, è foltissimo ed è praticamente impossibile pianificare le visioni per via del meccanismo oscuro, a ondate, che determina la disponibilità dei biglietti, quindi il fatto che abbiamo visto questi film piuttosto che altri, è da ritenersi in gran parte frutto del caso (fatalismo o crisi di stress, si sa, a Roma non c’è altra scelta).

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