CONFÉRENCE DE PRESSE DE LA 53e ÉDITION DE LA QUINZAINE DES RÉALISATEURS

Dopo un anno di pausa forzata dovuta alla pandemia, la Quinzaine des réalisateurs e il suo delegato generale Paolo Moretti tornano in forza per presentare il nuovo programma della manifestazione, come vuole la tradizione, al Forum des images di Parigi.

Ovviamente anche quest’edizione sarà particolare e segnata dalla presenza della pandemia e di tutte le condizioni particolari che questa situazione d’emergenza impone.

Nonostante tutte le restrizioni e precauzioni necessarie, la gioia per la ripresa in sala e davanti ad un pubblico reale dell’attività della Quinzaine è ben palpabile e si riflette pienamente anche nel poster scelto per rappresentare questa sua 53esima edizione; un tripudio di colori immaginato dall’estro creativo del fotografo e videasta Daniel Mercadante ed intitolato “The enchanted Forest”.

Il primo comunicato importante riguarda il regista scelto quest’anno dalla Quinzaine per ricevere l’ambito riconoscimento della Carrosse d’Or; si tratta di Frederick Wisemann. Creatore di un’opera documentaria unica, dalla portata storica, dopo la proiezione di Monrovia Indiana, Wiseman sarà presente per una Master class che si annuncia già come un momento straordinario, da non mancare.

In seguito, dopo avere ringraziato tutti gli sponsor e mecenati, in particolare il CNC e la BNP, che hanno permesso alla manifestazione di affrontare la pandemia nonché Tierry Fremau e il festival di Cannes, ma anche Charles Tesson e la Settimana della critica per la loro collaborazione, Paolo Moretti ha preso la parola per annunciare la sua selezione. In seguito riprendiamo quanto ha detto.

Paolo Moretti: “Il lavoro comune è il cuore dell’identità della Quinzaine des Realisateurs e questa dimensione collettiva è anche il modo in cui lavora il comitato di selezione. Ecco perché voglio che il comitato sia qui sul palco con me per annunciare questa selezione che abbiamo preparato tutti insieme.   Abbiamo ricevuto 1395 lungometraggi, 1917 cortometraggi dopo un anno molto doloroso per il mondo della cultura, delle sale cinematografiche e dei festival del cinema, siamo molto felici di rivelare questo programma fatto di molte scoperte.  Su 24 lungometraggi ci sono 22 registi che portano il loro film a Cannes per la prima volta. Penso che questa sia davvero una delle missioni e una delle ragioni d’essere della Quinzaine des Réalisateurs.

Comincerò con l’annuncio dei lungometraggi selezionati. In primo luogo, il film di apertura. Si tratta di Ouistreham (Between Two Worlds) di Emmanuel Carrère, un adattamento libero del libro di Florence Aubenas sulle sue esperienze personali.” Florence Aubenas, una giornalista francese, è molto conosciuta nel suo paese non solo per l’eccellenza del suo lavoro ma soprattutto perché durante un viaggio di lavoro in Iraq nel 2005, è stata catturata e tenuta in ostaggio per svariati mesi, prima di ritrovare la libertà. Il film proprio come il libro si sviluppa intorno all’idea del principio di verità e delle implicazioni etiche di questo approccio alla realtà. In seguito i film in programma sono presentati in ordine alfabetico:

A Chiara di Jonas Carpignano, dopo A Ciambra Jonas prosegue la sua ricerca formale al limite del documentario ed è la storia di una quindicenne, Chiara, che scopre un segreto di famiglia e viene presa in un dilemma morale. “

Questo è il terzo film di Carpignano che aveva esordito con Medierrranea nel 2015 a Un certain regard, per passare poi con il suo film seguente A Ciambra nel 2017, alla Quinzaine. A Ciambra, storia a metà fra documentario e finzione girata con verve e molta sensibilità, ritratto del mondo dell’adolescenza in un campo di Roma in Sud Italia, aveva avuto un grande successo, ed era scelta come la pellicola italiana candidata agli Oscar. 

Ali & Ava di Clio Barnard. Dopo il successo de Il Gigante egoista – che ha debuttato alla Quinzaine des Réalisateurs nel 2013 e ha vinto il Premio Europa Cinema,  ritroviamo di nuovo il naturalismo magico di questa regista che lavora giocando con le convenzioni della commedia romantica. Ali & Ava è un film sul rapporto tra due persone che tutto nella società tende a distruggere.

Clara Sola di Nathalie Álvarez Mesen è un primo lungometraggio e ci porta nella campagna della Costa Rica ci parla di una donna il cui talento di guaritrice è messo in forse dalla sua scoperta della sessualità. La messa in scena brillante e l’opulenza visuale della pellicola e riflettono il rapporto che la protagonista ha con la natura che la circonda. 

A Brighter Tomorrow il primo lungometraggio di Yassine Qnia illustra con molta sottigliezza, la cronaca dell’antieroe che cerca di riconquistare Sara, il suo ultimo amore perduto, sebbene non sia in grado di emanciparsi dal suo ambiente.

Diários de Otsoga (Journal de Tûoa, The Tsugua Diaries) di Miguel Gomes et Maureen Fazendeiro è un film realizzato durante il lock down con una narrazione sorprendente e molto umorismo che, ispirandosi a Cesare Pavese, ci mostra le nuove regole per girare un film in queste condizioni eccezionali.    In seguito vorrei annunciarvi un film dall’Uruguay; El empleado y el patron (L’Employeur et l’Employé, The Employer and the Employee) di Manuel Nieto Zas, sulla solidarietà quotidiana tra un lavoratore e il suo capo interpretati da due attori meravigliosi: Cristian Borges e Nahuel Perez Biscayart. La loro solidarietà è messa in discussione da un incidente imprevisto e brutale.

Il film seguente è Entre les vagues (The Braves) di Anaïs Volpé. È la prima volta che accogliamo Anais Volpe alla Quinzaine con il suo secondo lungometraggio. La regista ci rivela un approccio molto commovente dell’amicizia femminile valorizzato dalla fotografia di Sean Price Williams. Ai miei occhi questo film rappresenta l’avvento di una nuova generazione del cinema francese dietro e davanti alla cinepresa. Europa di Haider Rashid è il primo lungometraggio di questo regista con un background iracheno; è una storia di sopravvivenza, umanista e coinvolgente di un ragazzo che cerca di raggiungere Europa. Nella sua scrittura il regista utilizza del materiale documentario ed è molto interessante il modo in cui quest’elemento si mescola nel film alla realtà virtuale.

Futura film collettivo di di Pietro Marcello, Francesco Munzi et Alice Rohrwacher. È un’indagine di gruppo di stampo Pasoliniano sulle speranze e le prospettive degli adolescenti di oggi in Italia, il ritratto di una generazione combattuta tra le opportunità concrete che si offrono loro, i loro sogni e la paura del fallimento.

Jadde khaki (Hit the Road) di Panah Panahi è un primo lungometraggio che pur fedele alla tradizione visiva e narrativa del cinema iraniano se ne emancipa con molto virtuosismo e modernità. Questo road movie familiare tratta la tragedia della separazione con uno spirito molto comico.  

Întregalde è il settimo lungometraggio di Radu Muntean, che c’imbarca in un viaggio pieno d’imprevisti su strada isolata della Transilvania, deve il suo titolo al nome del villaggio che i protagonisti cercano di raggiungere. È un film sottile e giocoso sulla nozione di generosità e solidarietà che sa sfruttare a pieno le convenzioni del genere tenendoci con il fiato sospeso fino all’ultimo.

Luaneshat e kodrës (La Colline où rugissent les lionnes, La collina dove ruggiscono le leonesse) di Luàna Bajrami, è un lungometraggio che Luana, un’attrice che avevamo visto in Portrait of a lady on fire, ha scritto tra i 17 e i 18 anni. Il film è la storia dell’emancipazione di tre giovani donne di oggi nel Kosovo, che abbiamo trovato estremamente interessante per l’intelligenza e la maturità della sua messa in scena.  

 Les Magnétiques (Magnetic Beats) di Vincent Maël Cardona, è il suo primo lungometraggio. Il film inizia con una canzone dei Joy Division e ci propone di riscoprire la nascita delle radio libere in Francia. Il suono è il materiale essenziale di questo film che è, al contempo, un’opera intima, sociale e musicale della Francia degli anni 80.

Medusa, il secondo lungometraggio di Anita Rocha da Silveira, conferma lo stile colorato e femminista della regista portando avanti un’analisi visionaria della società brasiliana con molta verve. 

Murina di Antoneta Alamat Kusijanović è il primo lungometraggio della regista coprodotto, tra gli altri, da Martin Scorsese. Il film ambientato su un’isola croata ci presenta un’adolescente libera e luminosa in lotta con il suo ambiente familiare. 

Neptune Frost di Saul Williams et Anisia Uzeyman, girato in Ruanda, è il primo lungometraggio di Saul Williams e il secondo di Anisia Uzeyman e potremmo definirlo come una specie di UFO cinematografico. Neptune Frost è  un racconto di anticipazione musicale cibernetica, estremamente inventivo che, attraverso una storia d’amore transgender, interroga il rapporto di potere e sfruttamento tra il Nord e il  Sud del mondo.

A Night of Knowing Nothing di Payal Kapadia e suo primo lungometraggio, è una specie di film epistolare che si snoda sul filo di una narrazione ibrida in cui ricordi, archivi, sogni e realtà s’incontrano e si fondono. Payal Kapadia si serve di tutti questi materiali per creare un ritratto molto intenso della gioventù indiana contemporanea.

Re Granchio (La Légende du Roi Crabe, The Tale of King Crab) di Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis. Un vero piacere avere questo duetto di registi italiani alla Quinzaine per il loro secondo lungometraggio. Re Granchio è il racconto eccentrico e sorprendente della sorte un giovane ribelle del XIX secolo che ci porta dall’Italia pastorale alla la Terra del Fuoco in Argentina. È Un film estremamente contemporaneo che sa allo stesso tempo reinventare la memoria pittorica e cinefila.

Retour à Reims (Fragments) – (Ritorno a Reims -Fragments) di Jean-Gabriel Périot  raccoglie un lavoro di quasi 20 anni sugli archivi e ci offre un nuovo approccio poetico e politico associando le immagini al testo di Didier Ribbon letto da Adéle Haenel per creare un ritratto particolarmente sensibile e brillante della classe operaia in Francia.    

Yong an zhen gu shi ji (Ripples of Life) è il terzo lungometraggio completo di Shujun Wei esplora le conseguenze di una sparatoria in una città di provincia. Suddiviso in tre parti ci presenta una vibrante visione dei rapporti umani e di classe nella società cinese di oggi. 

Face à la mer (The Sea Ahead) è il primo lungometraggio di Ely Dagher, che aveva ricevuto la Palma d’Oro per il suo corto nel 2015, ci trasporta in un ambiente urbano onirico per questo racconto metafisico che si avvale della splendida interpretazione di Manal Issa.    

The Souvenir Part II è la prima selezione di Joanna Hogg a Cannes. Questa sequel di The Souvenir (2019) esplora ancora i sentimenti della protagonista catturandoli con grande sensibilità. Il film è illuminato dalla presenza straordinaria di Honor Swinton Byrne e di Tilda Swinton, nel ruolo di sua madre. Vorrei inoltre attirare la vostra attenzione sulla prima di The Souvenir che uscirà in sala in Francia in inverno.

Mon légionnaire (I nostri uomini) il film di chiusura delle Quinzaine è il secondo lungometraggio di Rachel Lang. Con uno stile falsamente naturalistico la regista s’interroga sulle relazioni affettive a distanza offrendoci un ritratto a fior di pelle di tutti quegli uomini che partono e delle loro donne che restano a casa ad aspettarli attraverso un approccio molto interessante sulle coppie per mezzo della  musica. La colonna sonora è composta da Odezenne.

Un pensiero tutto particolare va alla giovane protagonista del film; Ina Marija Bartas scomparsa recentemente a causa di un incidente stradale. Potere mostrare la sua ultima interpretazione in Mon légionnaire è un motivo supplementare che ci rende molto orgogliosi di chiudere la 53 edizione della Quinzaine.

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