QUINZAINE DES REALISATIEURS

Intregalde di Radu Muntean

Road movie stravagante e fuori dai canoni, Intregalde di Radu Muntean, ha tenuto il pubblico della Quinzaine con il fiato sospeso. A mezza strada fra la tragicommedia e il thriller, Intregalde è un film sorprendente che c’invita a riflettere su una serie di questioni morali interrogando il senso della beneficenza alla luce dei, sempiterni, rapporti di classe.

La trama del film segue un gruppo di amici benestanti che, una volta all’anno, partono con i loro potenti fuoristrada da Bucarest per una spedizione ‘umanitaria’ nei villaggi sperduti della Transilvania. Lo scopo dei partecipanti è quello di portare dei regali di Natale alle famiglie povere di queste regioni sperdute ma in realtà queste spedizioni sono ben più l’occasione per fare una gita avventurosa in montagna e, en passant, sentirsi bene con sé stessi per avere fatto una ‘buona azione’. L’intelligenza del film consiste nella capacità di Radu Muntean a mostraci che queste buone intenzioni crollano come un castello di sabbia una volta che i protagonisti Maria, Dan e Ilinca, si trovano, letteralmente, fuori dai sentieri battuti al confronto con delle difficolta che non si sarebbero mai immaginati di dovere affrontare. Unica ed indimenticabile in questa vicenda è la figura di Kente, interpretato meravigliosamente dall’attore non professionista Lucas Sabin, un vecchio del luogo che incrocerà la via dei benefattori creando lo scompiglio e mettendoli, in fin dei conti, davanti alla loro propria coscienza. Studio sottile dell’animo umano, questo film pieno di verve e di humor nero, è stato accolto molto calorosamente dal pubblico in sala.

La conversazione che segue ha avuto luogo dopo la proiezione stampa del film.

Vorrei chiederti in primo luogo come hai scoperto il villaggio di Intregalde e come hai lavorato con i suoi due co-sceneggiatori per dare forma a questo viaggio umanitario che si trasforma inaspettatamente in una vera e propria avventura?

Radu Muntean: L’idea del film mi è venuta in mente circa 11 anni fa, quando ho sentito parlare di viaggi umanitari fatti da questi appassionati delle grosse macchine fuoristrada. Il primo sopralluogo che ho fatto con Alex Bachu e Răzvan Rădulescu, i miei co-sceneggiatori, è stato a Intregalde. Di solito andiamo in un sacco di posti, ma questo è stato il nostro primo e ci è piaciuto molto subito. Di fatto alla fine non abbiamo girato a Intregalde, ma a Rumets, che è il villaggio vicino ma alcune scene e il luogo dove la macchina si blocca sono state girate tra Intregalde e Rumets. Quando abbiamo iniziato a lavorare alla sceneggiatura con Răzvan e Alex- questo è il nostro sesto film insieme- abbiamo cercato d’inventare una storia a partire da queste premessa ma non ci siamo riusciti al primo tentativo. Più tardi abbiamo fatto il secondo sopralluogo e poi, dopo qualche tempo, siamo finalmente riusciti a scrivere la nostra storia.

Cosa ti ha attirato verso queste questioni etiche legate al concetto di generosità, di empatia e altruismo e ai loro limiti? Guardando il film ci rendiamo conto che queste persone che fingono di aiutare gli altri non sanno molto di coloro che dovrebbero aiutare.

Radu Muntean: Per me questo contesto è una situazione di inizio molto intrigante. Non volevo giudicare nessuno dei miei personaggi e di solito non lo faccio mai. Ero molto curioso fin dal primo momento in cui ho sentito parlare di queste spedizioni, non sapevo esattamente di cosa si trattasse. Mi è venuto in mente che era un buon punto di partenza per testare e poi parlare dei limiti della generosità. È facile infatti essere generosi quando si è in una buona situazione e tutto intorno a noi è in ordine, quando ci troviamo in una situazione di sicurezza, ma quando la nostra vita è potenzialmente in pericolo, per esempio, quali sono le nostre reazioni? E quanto in questa equazione fra dare e ricevere è veramente onesto? Il gruppo di cittadini che arrivano in grande pompa sulle loro macchine nei villaggi sperduti della Transilvania vogliono semplicemente sentirsi bene con se stessi o vogliono davvero aiutare gli abitanti di questi villaggi sulle montagne? Quando li si aiuta una volta all’anno per dimenticarsi poi di loro per cinque anni di seguito, cosa significa veramente l’aiuto che si offre? Tutte queste domande sono state il punto di partenza del film quando abbiamo iniziato a costruire la storia. Penso ancora oggi che il punto di partenza della trama offra ampiamente materia di riflessione.

Vorrei chiedere a Maria Popistanou che interpreta Maria nel film, come hai reagito quando hai letto la sceneggiatura e come sono state le riprese? Erano caotiche e confuse come la storia del film stesso?

Maria Popistasu: Nel mio caso ero già familiarizzata con la sceneggiatura anche prima di leggerla, perché sono sposata con uno degli sceneggiatori e quindi sapevo di cosa parlava la storia! (ride) Mi interessava molto esplorare quest’idea. In effetti è molto più facile essere generosi quando si è benestanti e ci si trova in una situazione di sicurezza ma la generosità svanisce molto facilmente quando è difficile da mettere in atto.

Per me è stato veramente interessante lanciarmi in quest’avventura ed esplorare questo tema. Le riprese sono state pianificate molto bene, ma è sempre difficile fare i propri conti con la natura perché la natura è, come ben sappiamo, imprevedibile. Per fortuna Radu, come sempre, prepara tutto con molta attenzione e molta cura prima delle riprese, quindi sapevamo noi tutti esattamente cosa fare. Abbiamo fatto molte prove a Bucarest prima di partire e poi abbiamo fatto un’altra settimana di prove sul posto, quindi eravamo ben preparati. Sono state delle riprese molto intense ma, devo ammetterlo, anche molto divertenti.  Il film è stato girato durante la terza ondata di COVID. Ci siamo fatti testare tutti a Bucarest e poi siamo arrivati in questo villaggio sperduto in Transilvania dove, a parte la gente del posto, c’era solo la nostra troupe sparsa su una decina di chilometri nelle varie case degli abitanti della regione. Arrivando dalla capitale dove, a causa del Covid, la vita quotidiana era molto difficile, per noi trovarci li è stato in realtà come essere in una piccola oasi dove ci sentivamo di nuovo normali mentre ascoltavamo il notiziario alla tv che trasmetteva notizie terrificanti sui casi di Covid nelle grandi citta del paese.

Nel tuo film colpisce molto l’autenticità di tutti i personaggi, dei cittadini e dei montanari.  Potresti parlarci del casting?

Radu Muntean: Ci sono state due parti del casting: in primo luogo la parte del casting usuale, quella degli attori professionisti. Nel momento in cui abbiamo scritto la sceneggiatura, avevamo già in mente le due attrici protagoniste, ma anche loro hanno dovuto fare delle prove. Poi c’è stata una seconda parte, chiamiamola non convenzionale, rischiosa, in cui abbiamo dovuto trovare degli attori non professionisti per il resto delle parti che coinvolgevano persone del luogo nel film. Mi ha fatto molto piacere il modo in cui gli abitanti del posto si sono integrati nell’atmosfera delle riprese. All’inizio erano un po’ timidi, ma a poco a poco, hanno cercato di capire il processo e sono stati in grado di affrontarlo alla perfezione.  Durante le riprese ho sempre parlato con loro mentre guardavo il monitor. Così ho iniziato a lavorare con loro come se fossero degli attori professionisti, senza far perdere loro la propria autenticità!

Come hai incontrato Lucas Sabin, l’attore non professionista che interpreta Kente e come hai lavorato con lui?

Radu Muntean: Sapevo fin dall’inizio che questa sarebbe stata la parte più difficile del film, perché questo personaggio è piuttosto importante e sapevo che non poteva essere un attore professionista. Volevo trovare una persona speciale e molto autentica. Sono stato molto fortunato. Durante uno dei nostri viaggi di ricognizione abbiamo incontrato questo vecchio signore, Lucas Sabin, che stava andando in chiesa per tagliare l’erba del giardino. Gli ho chiesto: Vuoi recitare nel film? Ho pensato subito che sarebbe stato perfetto nel ruolo di Kente. Aveva un aspetto un po’ strano, ma era davvero in forma. Poteva pensare chiaramente, parlare e reagire senza alcun problema, nonostante la sua età. Lucas Sabin da parte sua era felice di partecipare al film. Onestamente parlando è stata un’impresa rischiosa perché quando lavori con degli attori professionisti hai sempre un contratto che ti protegge e gli attori sanno che devono rispettarlo, ma con una persona del posto che non conosci, tutto può cambiare da un minuto all’altro. Ad un qualsiasi momento Lucas Sabin avrebbe potuto dire: “Ok, per me basta. Me ne vado a casa!”. Siamo stati molto fortunati ed è stato davvero un piacere lavorare con lui. Lucas faceva lo stesso lavoro del personaggio del film, quindi molte cose e molti dei dialoghi che ci sono nel film si sono ispirati alla sua vita. Mi ha raccontato le sue storie e le ho inserite nella sceneggiatura, poco prima delle riprese. Naturalmente, per alcune parti, ho parlato con lui mentre recitava servendomi di un piccolo microfono che gli avevamo messo nell’orecchio. Non è facile farlo e di fatto ci si  deve allenare un po’ per essere in grado di recitare mentre si ascolta la voce del regista nell’auricolare, ma lui è davvero reattivo. Ovviamente sono stato molto fortunato anche con i miei attori professionisti: con Maria Elena e Alex che si sono adattati a queste condizioni particolari e hanno fatto sentire Lucas Sabin a suo agio nel team.

Come ti è venuto in mente il personaggio di Kente? Faceva parte della sceneggiatura fin dall’inizio o lo avete scritto dopo aver incontrato Lucas Sabin?

Radu Muntean: Il personaggio di Kente era già stato scritto in modo abbastanza preciso prima dell’inizio delle riprese ma molte cose sono cambiate dal momento in cui Lucas Sabin è entrato a far parte di questo progetto.  Alla fine il suo personaggio è risultato da un mix tra quello che avevamo scritto fin dall’inizio e vari elementi che abbiamo aggiunto dopo averlo incontrato. La struttura della storia era abbastanza precisa nella nostra mente e nella sceneggiatura ma la biografia e il personaggio di Kente in particolare, si sono precisati ulteriormente nel corso della nostra collaborazione con Lucas Sabin. Attraverso Lucas, Kente è diventato più vivo, ha acquistato una vita reale, qualcosa con cui ci si può relazionare che non è stato scritto ma che è vero e questo è il bello. Il film ci ha veramente sorpresi alla fine!

È stato difficile girare nelle condizioni climatiche che vediamo nel film, con un sacco di neve in uno stesso posto per molto tempo?

Radu Muntean: Non volevamo avere della neve nel film; è stato un imprevisto anche per noi! Una mattina, ci siamo svegliati, come i personaggi del film, ed era tutto bianco. Non c’era niete da fare: abbiamo dovuto affrontarlo. Ma alla fine abbiamo cercato di trarre il meglio dalla situazione e i fin dei conti penso che quest’inconveniente abbia giovato al film, il modo in cui la natura reagisce anche se non te lo aspetti. A parte questo, sì, faceva freddo ed era fangoso!

Maria Popistasu: Nonostante l’impressione di caos che da il film, come dicevo anche prima, le riprese si sono svolte in una maniera professionale per cui c’erano delle persone intorno a noi che ci aiutavano a non avere freddo offrendoci del tè caldo, coprendoci e massaggiandoci le spalle di tanto in tanto, cosi siamo andati avanti sperando di finire velocemente le scene piu difficili di notte, nel fossato. Ma non c’è stato niente di veramente avventuroso. Non abbiamo avuto nessun incidente serio durante le riprese, per fortuna. Tutto è andato bene e senza intoppi, anche se le condizioni erano difficili

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